Vogliono internet e cibo delizioso. I migranti rivoltano il centro di accoglienza

Le pretese non mancano e nonostante il caos degli ultimi mesi sull’accoglienza, i migranti continuano a pretendere.

Vogliono i loro diritti. Quei diritti che forse neanche gli italiani in serio bisogno chiedono.

Internet è essenziale?

Leggiamo Il Giornale.

L’ennesima protesta al Cpr, Centro di Permanenza per il Rimpatrio del litorale romano, scoppia quando la vigilanza si indebolisce e il rapporto «guardie-prigionieri» è uno a 20. Venerdì pomeriggio decine di agenti del reparto mobile, la Celere, vengono inviati al centro di Roma per motivi di ordine pubblico.

Alcune Ong, in particolare, manifestano in città e bisogna impedire scontri e disordini. Sono le 19 del 5 luglio: a Ponte Galeria un gruppo di extracomunitari, egiziani, tunisini, marocchini e gambiani dei 142 ospiti fra uomini e donne, comincia a battere sulle sbarre dei fabbricati. Sembra una sommossa all’interno di un penitenziario. Nelle camerate qualcuno appicca il fuoco a materassi e lenzuola, tanto da far intervenire gli addetti alla sicurezza interna per spegnere l’incendio ed evitare il peggio.

Altri si tagliano braccia e gambe con delle lamette da barba e distruggono gli armadi. «Abbiamo usato gli estintori – raccontano gli agenti di polizia – ma eravamo troppo pochi per tenerli a bada». Nel parapiglia generale la fuga di una trentina di persone. Qualcuno viene raggiunto e bloccato dopo qualche metro, altri a chilometri di distanza. «Sono fuggiti in mezzo alla campagna. Finché c’era luce siamo riusciti a trovarli. Ma quando è calato il buio…», ammettono i poliziotti.

Altro che diritti e bisognosi che scappano dalla guerra. Questi hanno le forze per distruggere le nostre difese.

Fonte: ilgiornale

Foto: lurlo