Se si fa un torto ai migranti si fa a Gesù: la bomba del prete fa impazzire.

L’immigrazione continua a spaccare in due parti il Paese, l’opinione pubblica e, persino, la Chiesa.

Se c’è, infatti, chi definisce la linea Bergoglio esagerata e che non ha alcuna intenzione di anteporre l’interesse dei migranti a quello degli italiani, c’è un’altra parte della Chiesa che assume posizioni anche più radicali di quelle di Bergoglio.

Ne è un esempio il prete della Chiesa di San Torpete a Genova, Don Paolo Farinella, che si è dichiarato obiettore di coscienza circa il dl di Salvini.

Per questa ragione chiuderà la sua chiesa dal 24 Dicembre al 5 Gennaio, non celebrando neppure la Santa Messa della Vigilia.

Secondo il parroco non ha senso festeggiare il Natale se ci sono cristiani che credono nelle teorie di Salvini (divenute legge) e che si rifiutano di accettare il migrante come Gesù.

A tal proposito definisce Gesù come “migrante dei migranti”, come “emigrante perseguitato dalla polizia di Erode, fuggito alla persecuzione, accolto in Egitto e ritornato a stabilirsi a Nazaret, dopo un viaggio allucinante e pericoloso attraverso il deserto del neghev”.

Scottanti dichiarazioni furono fatte nel periodo precedente al Natale, ma concettualmente sono davvero attuali.

“Ogni volta che si fa un torto sul piano del diritto alla persona del povero lo si fa direttamente a Gesù nella carne viva dei migranti. Con quale diritto i cristiani possono pretendere di celebrare il natale di quel Gesù che il loro paese, senza alcuna loro resistenza o protesta, espelle l’uomo nel figlio di Dio?”.

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Fonte: IlGiornale

Foto credit: IlGiornale