Assassino del carabiniere: già condannato per un altro grave reato. Perché era di nuovo libero.

Giuseppe Papantuono, l’assassino del carabiniere Vincenzo Di Gennaro, dopo aver svuotato il caricatore sulla povera vittima e sull’altro militare ferito, il 23enne Pasquale Casertano,  «si è anche aggrappato allo sportello dell’auto dei carabinieri e pronunciato frasi di rabbia. Voleva anche impossessarsi delle pistole dell’Arma».

Papantuono «è rimasto aggrappato allo sportello. Solo in curva, nel momento in cui l’autovettura dei carabinieri ha girato verso sinistra, è caduto e lì è stato immediatamente bloccato. Aveva con sé  la pistola priva ormai di munizioni».

Questa è la ricostruzione fornita dal procuratore capo della Repubblica del tribunale di Foggia Ludovico Vaccaro.

Ma la notizia shock e che aggrava la tragedia è questo: il killer, si scopre, era già stato arrestato nel febbraio del 2017 per porto e detenzione di coltello.

Aveva tentato di uccidere e accoltellare in un bar un 44enne che riportò una lesione alla schiena giudicata guaribile in 20 giorni.

«È stato processato e condannato alla pena di un anno di carcere per lesioni. Attualmente la sentenza di condanna è in fase di appello»: lo ha spiegato in conferenza stampa il pubblico ministero inquirente del Tribunale di Foggia Ileana Ramundo.

Domani – a quanto si apprende – si terrà l’autopsia e probabilmente i funerali del maresciallo Di Gennaro saranno celebrati martedì.

Per il procuratore di Foggia quello che colpisce nella vicenda dell’agguato mortale di ieri alla pattuglia dei carabinieri di Cagnano Varano è «l’atteggiamento culturale che porta a reagire a dei controlli e a sparare contro lo Stato: tutto questo esprime un livello di avversione verso lo Stato. In questa mentalità ci vedo il collegamento con la criminalità organizzata».

Ora bisogna fare chiarezza. E soprattutto, giustizia!

Fonte: Leggo

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