Colpo di scena: sindaco buonista processato per gestione migranti. Il suo modello non convince.

Il sindaco buonista per eccellenza, Mimmo Lucano dovrà affrontare il processo e dimostrare la sua innocenza davanti a un tribunale. E guardate un po’ perché verrà messo sotto accusa.

Il gup di Locri, Amelia Monteleone, ha disposto il rinvio a giudizio del sindaco di Riace, accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di abuso d’ufficio.

Il dibattimento inizierà il prossimo 11 giugno. A processo anche gli altri 26 indagati coinvolti nell’inchiesta “Xenia”, che si è concentrata sulla gestione dei migranti nel paesino calabrese diventato simbolo dell’accoglienza.

Per il gup, però, il tanto decantato modello di integrazione voluto da Lucano deve passare al vaglio di un tribunale. Gli avvocati Antonio Mazzone e Andrea Daqua avevano chiesto il non luogo a procedere per il sindaco. La stessa richiesta era stata avanzata anche per la compagna di Lucano, Lemlem Tesfahun.

Quindi Lucano è stato costretto di nuovo ai domiciliari, dopo che la Cassazione, lo scorso 26 febbraio, aveva annullato la misura cautelare.

Il sindaco Lucano, subito dopo la diffusione delle motivazioni della Suprema corte, ha accusato ministro dell’Interno: “Io mi difendo nel processo e non dal processo, non sono scappato come Salvini. Io non ho nessuno, lui invece è forte ma ha avuto paura di farsi processare”.

Lucano, in poco più di un decennio, è riuscito a trasformare Riace nella cittadina dell’accoglienza e dell’integrazione per antonomasia, diventando un simbolo per la sinistra italiana.

Il problema è che proprio quel modello è stato messo nell’occhio del ciclone dalla Prefettura di Reggio Calabria. Indagini che hanno poi portato il ministero dell’Interno alla chiusura del progetto di accoglienza e al trasferimento degli immigrati.

Se qualcosa non quadrava in quel “modello”, perché prendersela con Salvini?

Fonte: Il Giornale

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