Milioni di italiani spiati. Così gli hacker hanno fatto breccia nel software usato dalle Procure.

Un Far West senza regole, questo è il mondo delle intercettazioni di terza generazione, quelle in grado di inserirsi come un virus nei telefoni e succhiare ogni genere di sussurro, di contatto, di informazione.

E il guaio risuona nella voce scossa con cui ieri pomeriggio risponde al telefono Diego Fasano, giovane ed emergente imprenditore della information technology. Fino a ieri Fasano era una figura di spicco della economia giovanile del sud: la sua Connexxa sfornava a ripetizione prodotti in grado di conquistare mercati di mezzo mondo, ed è considerata azienda seria e affidabile.

Ma ora è finito è sotto accusa: per colpa di Exodus, sarebbero finiti sotto controllo per errore quasi mille telefoni di italiani qualunque mai coinvolti in inchieste giudiziarie, e pure essi svuotati di ogni loro segreto.

E si giustifica così: «Di questo malfunzionamento non ho mai saputo niente, so che ne ha parlato una rivista ma giuro che cadiamo dalle nuvole. E capirà che è un momento difficile. Non faccio dichiarazioni».

Secondo la rivista Motherbard, Exodus avrebbe infettato per mesi le vittime incolpevoli, grazie ad app malevole disponibili su Android e sul playstore ufficiale di Google. Fonti interpellate dal Giornale, utenti istituzionali di Exodus, dubitano che i fatti siano andati precisamente così.

Exodus infatti viene inoculato grazie a una falsa icona, generalmente identica a quella dell’home banking, che viene installata a tradimento sul telefono del soggetto da intercettare. L’utente clicca sull’icona convinto di accedere ai sistemi bancari e invece apre le porte del suo portatile agli intercettatori delle Procure, fornendo loro di tutto: dai calendari alle rubriche telefoniche alla geolocalizzazione alle conversazioni ambientali, oltre ovviamente alla messaggistica e alle conversazioni in voce. Ma non risulta che la falsa icona sia mai stata disponibile su richiesta dell’utente negli store o scaricabile per errore. O almeno, così doveva essere.

Resta da capire cosa sia accaduto davvero, l’allarme lanciato da Motherboard apre una finestra su un tema scottante e ben noto agli addetti ai lavori.

Fonte: Il giornale

Foto credit: hdblog