Musulmana si dimette dal PD e si scaglia vs l’Islam politico: è un grosso rischio. I dettagli.

Maryan Ismail, musulmana laica e progressista di sinistra, si è dimessa dal partito democratico, scaturendo non poche polemiche.

La principale ragione l’ha espressa sui social: “Sostenendo Sumaya il partito ha scelto di interloquire con la parte minoritaria e ortodossa”.

Ora che un giudice ha archiviato la querela presentata da Sumaya Abdel Qadar, consigliera Pd, che si riteneva diffamata dagli accostamenti ai Fratelli musulmani, Maryan ritiene che ci sia una svolta.

Con un’intervista a IlGiornale ha chiarito alcuni punti importanti delle sue posizioni tanto discusse:

«È un momento di chiarezza. Ora i rapporti con i Fratelli musulmani vengono confermati, per quanto riguarda la Fioe e Femyso. Abdel Qader aveva escluso facessero parte di quel mondo. E dei Fratelli musulmani aveva detto: È una realtà complessa che sto studiando da sociologa. La sta studiando e non si rende conto che la galassia è quella? Chiarisco che non c’è niente di personale fra noi. Io ho posto queste questioni e sono state negate, anche nel Pd. Continuo a porle».

“A chi le pone ora?” le chiedono.

“Per esempio al sindaco che ha ridato fiducia alla consigliera, dichiarando però di volersi rifare ai consigli di Matteo Forte. Sala deve chiarire la sua posizione a mio avviso”, risponde.

Ma anche Forte pone i suoi stessi quesiti: «Certo, e le poniamo anche all’assessore Majorino, che parlò di invenzioni, avendo voluto Abdel Qader nella lista Pd. E le pongo al nuovo segretario Pd Zingaretti, per sapere cosa vuol fare dopo che il partito ha accolto una parte, solo una parte, del mondo islamico. È l’ora della chiarezza. Quel mondo non rappresenta tutti i musulmani».

Ma è fondamentale soffermarci su questo famoso “islam politico”, per il quale le viene chiesta qualche delucidazione in più:
“Io non sono certo contro le moschee. Posto questo, non accetto questa idea dell’islam politico, che non è altro che la sharìa dentro le istituzioni, leggi che soggiacciono a dettami religiosi. Uno Stato laico deve comprendere tutte le sfaccettature religiose ed etiche. E nei nostri stessi Paesi, Tunisia e Marocco, ora si va in questa direzione”, replica Ismail.

Per cosa combatte oggi l’ex piddina? “La mia battaglia è per un culto slegato da controlli di sharìa. In politica ho trovato persone ragionevoli, in Piattaforma Milano; ho sostenuto, è vero, Attilio Fontana, Gori non era altrettanto affidabile, resto laica, femminista, liberale, socialista. L’8 marzo lo dedico ogni giorno alle donne curde, alle somale che soffrono sotto lo jihadismo, alle ragazze sposate o velate a forza”, tuona senza paura

E, come ci si aspettava, ha le idee chiare anche sui luoghi di culto:

“Sì alla moschea, ma che non sia data a chi ha soldi. Servono imam specchiati, insospettabili di vicinanze con mondi oscurantisti. Imam che non vogliano polarizzare i centri islamici. Propongo con Davide Romano che le moschee siano confiscate ai fanatici, pericolosi soprattutto per i musulmani”.

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Fonte: ilGiornale

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