Non è ancora sceso in campo e già se ne inventa una. Ossessionato da Salvini, ecco cosa combina.

Enrico Letta non è ancora tornato sulla scena politica ma già cerca di bacchettare come se fosse un professore in cattedra a farci la lezioncina.

Come? Grazie al suo nuovo libro pubblicato per il Mulino: Ho imparato, che racchiude tutto il suo scontento avvolto da una turba «di errori e illusioni, tra sovranismi e rottamazioni, che ha portato a un’ Italia sempre più ripiegata su se stessa».

I protagonisti della narrazione sono i due Mattei: Renzi e Salvini. Il primo è la bestia nera che gli ha soffiato il posto a Palazzo Chigi nel 2014, ingenerando in Letta uno spaventoso monoideismo vendicativo («ho molto rispetto per chi vive un momento di rancore del passato» è l’ ultima, derisoria sortita renziana al riguardo). Tutti ricordiamo la famosa immagine del passaggio della campanella tra lui e il nuovo premier, con lo sguardo del predecessore rivolto verso il passato per schivare gli occhi del presente.

Da allora, esule d’oro a Parigi (professore a Science po, nell’ Institut d’ Etudes politiques che forma la classe dirigente transalpina impegnata da oltre mezzo secolo a fagocitare i nostri interessi nazionali), Letta non ha fatto altro che guardare l’ orologio, nell’ attesa velenosa che il bullo di Rignano finisse ingannato dalla propria superbia e spazzato via dall’ altro Matteo, quello più cattivo: Salvini. Dal referendum costituzionale del dicembre 2016 in poi, catastrofico punto di non ritorno per la banda Renzi, Letta ha cominciato a riaffacciarsi in Italia.

Dopo il 4 marzo 2018, disarcionato il segretario del Pd, Enrico si è gettato a capofitto nella stesura del suo Ho imparato: rivendicazione personale di un caso umano e risoluzione strategica della sua ansia da restaurazione.

Ma cosa vuole, davvero, Letta? Al momento ancora non si è capito il suo ruolo, fra ospitate nelle comfort zone di Fabio Fazio (Raiuno) o Agorà (Raitre), con incursioni su Repubblica, Corriere e La7.

E il libro risulta essere un pretesto a tutto questo. A cominciare dalla sua prefazione, un’ analisi banale sulle cause del trionfo salviniano: «Il problema è che quando si scimmiottano i populisti si aprono quelle fessure che rendono loro più semplice spalancare il portone.

Affrontare le sfide dell’ immigrazione, del declino economico e culturale, della sostenibilità ambientale, per un’ Italia davvero protagonista di una nuova Europa».

E questa sarebbe l’Italia al centro dell’Europa?

Fonte: Libero

Foto credit: techeconomy