Giustizia-vergogna. Strangola la compagna. Il giudice dimezza la pena con attenuanti. Perché? Ridicolo.

La giustizia italiana lascia molto spesso perplessi. Con sentenze che non rispecchiano la realtà e che non rendono giustizia alla frase che campeggia in ogni tribunale italiano: La legge è uguale per tutti.

Parliamo dell’assassino Michele Castaldo, 57enne di Cesena che ha strangolato la compagna Olga Matei nell’ottobre del 2016.

Il Giudice dell’udienze preliminare di Rimini lo aveva condannato a 30 anni per omicidio aggravato dai motivi abietti e futili (pena dimezzata rispetto all’ergastolo poiché l’omicida aveva fatto ricorso al rito abbreviato).

Ora la pena è stata ridotta a 16 anni. Il motivo? La tempesta emotiva che ho la ho travolto a causa della gelosia attenua la responsabilità dell’assassino: secondo la Corte di appello di Bologna questa sarebbe l’attenuante in grado di garantirgli l’ulteriore dimezzamento della pena.

Il maxi-sconto deriva dall’influenza positiva che avrebbe avuto la confessione dell’uomo. Nel verdetto della Corte, infatti, si legge che la gelosia provata da Castaldo per la sua compagna moldava, insieme a tutte le sue precedenti esperienze negative, provocò un crollo emotivo e passionale soverchiante.

Questo il parere del perito psichiatrico. Per questo i giudici hanno stabilito che la condizione in cui riversava l’uomo è “idonea a influire sulla misura della responsabilità penale”.

Da qui, la conseguente riduzione della pena a 16 anni e la concessione delle attenuanti generiche.
E allora la giustizia è ancora e veramente uguale per tutti?

Fonte: Libero

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