Arrestato migrante pusher, ma Patteggia e il giudice gli restituisce anche i 15mila euro sequestrati.

La sentenza emessa dal tribunale di Torino a conclusione del processo per la morte di un tossicodipendente italiano di 42 anni avvenuta durante lo scorso luglio sta suscitando forti polemiche.

L’uomo fu ucciso da un’overdose di cocaina proprio mentre si trovava all’interno del commissariato di Barriera di Milano (Torino).

Dopo l’episodio, iniziò il processo nei confronti dello spacciatore albanese di 20 anni che aveva ceduto la dose letale al 42enne. Un dibattimento al termine del quale lo straniero era stato completamente prosciolto dall’accusa di responsabilità per la morte del tossicodipendente.

Ma non è questo nello specifico l’aspetto ad aver sollevato un polverone sulla vicenda, quanto ciò che è avvenuto dopo il patteggiamento dello spacciatore.

Quest’ultimo, infatti, condannato a 2 anni e 6 mesi per detenzione ai fini di spaccio di sosteanze stupefacenti, si è visto restituire la cifra di 15mila euro di dubbia provenienza sequestratagli nel momento dell’arresto.

Il denaro, probabilmente provente dell’attività illecita portata avanti dal 20enne, è tornato al mittente per volontà del giudice.

E a quanto pare ciò rientra nel pacchetto “legale”. Secondo la Corte di Cassazione, deve sussistere un “nesso di pertinenzialità” tra il reato e la somma di denaro.

In base a ciò, il giudice ha pertanto dissequestrato la somma. Cosa ne pensate?

Fonte: Il Giornale

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