Migrante. Si era così dotato di un “kit di spionaggio” e di un “compare” straniero. Ma non l’ha fatta franca.

Videocamera, microfono incollato sulla spalla e auricolare wireless. Agente segreto? No, ennesimo migrante che voleva farla franca facendo il furbetto.

Il richiedente asilo di origine pachistana, M.J., si era conciato così per superare il test della patente. Ma gli ispettori se sono sono accorti e il giovane è stato denunciato dalla polizia stradale per falso in atto pubblico.

La vicenda è accaduto a Genova, presso la sede della Motorizzazione Civile, di via Dino. Il migrante si era così dotato di un “kit di spionaggio”, installando su sé stesso una vera e propria centrale multimediale che sarebbe servita per mettersi in contatto con un “compare” (anch’egli straniero, ma tuttora ignoto) che gli avrebbe fornito, in tempo reale, le risposte ai singoli quesiti.

Ed ecco che sotto un pesante maglione, all’altezza del petto, il giovane nasconde uno smartphone, la cui microcamera si intravede dal tessuto a coste. In quel modo avrebbe potuto diffondere l’immagine della scheda compilare. Per comunicare, invece, aveva incollato un microfono sulla spalla destra, collegato con un cavo al telefonino.

Un auricolare wireless di ridottissime dimensioni, in ultimo, era stato inserito nella profondità dell’orecchio sinistro. A tradire il pachistano è la voce metallica dell’ignoto suggeritore, che improvvisamente rompe il silenzio dell’aula e viene udita anche dagli altri candidati. E’ a quel punto che la prova viene interrotta e gli esaminatori richiedono l’intervento della polizia stradale.

Peccato che lo straniero aveva risposto correttamente a tutte le domande. Gli agenti hanno sequestrato il cellulare e tutti i dispositivi utilizzati per superare la prova.

Furbo eh?

Fonte: Il Giornale

Foto credit: ilgiornale