Colpo durissimo all’Ong. Scandalo clamoroso: dimissioni per sette dirigenti. Accusati di abusi e molto altro.

L’Ong Amnesty International in queste ore sta vivendo uno scandalo epocale. Sotto la lente di ingrandimento ci finiscono sette importanti dirigenti del gruppo.

L’accusa per loro è pesantissima: abusi e intimidazioni.

Il clima che si respirava dentro la ong è stato tracciato da un rapporto stilato dalla KonTerra Group, in cui si evincono grossi problemi interni e “un clima di lavoro tossico”. Bullismo, sessismo ed episodi di iperlavoro sarebbero all’ordine del giorno.

“Siamo davvero dispiaciuti che la maggioranza dei colleghi si senta sottovalutata e non supportata, e siamo disposti a tutto pur di cambiare questa situazione. Nell’interesse di Amnesty International abbiamo tutti detto a Kumi che ognuno di noi è pronto a farsi da parte”.

I sette dirigenti sostengono che sicuramente sono stati fatti alcuni errori di cui si assumono le responsabilità, mentre Naidoo dal canto suo ha già rivelato che molto probabilmente non accetterà tutte le dimissioni.

KonTerra Group nel suo rapporto ha tracciato un ambiente lavorativo estremo, dove i manager molto spesso utilizzano la loro posizione per decidere ed escludere determinati membri dello staff a loro piacimento.

Diversi dipendenti di Amnesty segnalano veri e propri abusi, con trattamenti pesanti in alcune riunioni e aver ricevuto messaggi come:“Sei una mer***”.

A questo c’è da aggiungere il fenomeno del nepotismo che da sempre contraddistinguerebbe una delle ong più importanti al mondo che da sempre si occupa della tutela dei diritti dell’uomo.

“Il rapporto della società KonTerra Group e altre fonti danno un’immagine fosca della gestione interna di Amnesty International e fanno luce su un’allarmante mancanza di fiducia all’interno del Segretariato Internazionale così come sulle impegnative sfide interne che abbiamo di fronte come organizzazione”, dice Kaidoo.

“Il Senior Leadership Team del Segretariato Internazionale è pronto a farsi da parte, come ammissione di una responsabilità condivisa per il clima di tensione e di sfiducia che è via via emerso nel corso degli anni nella cultura organizzativa di Amnesty International”.

C’è da fare chiarezza. E’ inaccettabile tutto questo. Nella speranza che la giustizia faccia il suo regolare corso.

Fonte: Il Giornale

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