Sala spende milioni per trovare lavoro ai migranti ma è un flop: la denuncia bomba di Sardone.

Il sistema di accoglienza migranti, a Milano, fa acqua da tutte le parti.

Nonostante le iniziative di Sala e le speranze della sinistra, la denuncia di Silvia Sardone ha portato alla luce un problema piuttosto importante.

“L’assessore Majorino e la sinistra non fanno altro che dipingere i progetti Sprar come il modello d’accoglienza che funziona – spiega il consigliere regionale e comunale del Gruppo Misto – quello che tra le sue priorità ha l’inserimento lavorativo dei migranti. Dai dati che ho ricevuto in risposta a una mia interrogazione comunale, però, ho scoperto che le cose non stanno proprio così”.

L’oggetto della discussione è il progetto Sprar, attivato nel 2016, che tra i 414 migranti ospitati ne ha visto partecipare ai tirocini formativi solo 127.

In tre anni è costato al Comune di Milano 15,1 milioni circa ma ha prodotto appena un 25% di assunzioni.

E così Sardone ha spiegato:

“Nel 2017 sono stati 162 i tirocini avviati a fronte di 414 ospiti Sprar e sempre il 25% di assunzioni; nel 2018, invece, sono stati i 173 tirocini avviati a fronte di 414 ospiti Sprar, e il 30% di assunzioni. Il tutto a fronte di una spesa statale di 4,6 milioni di euro nel 2016, 5,2 nel 2017 e 5,3 nel 2018”.

“Visti i numeri è inutile che gli sponsor dell’accoglienza senza freni protestino per la stretta operata dal decreto sicurezza sull’immigrazione. Considerato anche il fatto che tra coloro che rientrano nei progetti Sprar ci sono anche i migranti titolari di permesso umanitario, una forma di protezione di cui spesso si è abusato in questi anni per dare un documento ai richiedenti asilo e che solo in Italia – in tutta Europa – veniva concessa”.

Per la consigliera è “assurdo” che “i progetti di inserimento lavorativo legati agli Sprar a Milano abbiano prodotto solo 32 posti di lavoro nel 2016, 40 nel 2017 e 52 nel 2018, a fronte di 1.242 migranti ospitati in totale nei centri”.

Questi corsi ci sono costati davvero milioni ed è arrivata l’ora che i buonisti di sinistra guardino in faccia la realtà e realizzino che l’integrazione “perfetta” la portano in campo solo con le manifestazioni.

Fonte: IlGiornale

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