Dopo i sindaci, ora tocca alle Regioni “rosse”. Si appellano ai giudici: cancellare decreto Salvini, non tutela migranti.

Dopo i sindaci ora è il momento delle Regioni “rosse” e “disobbedienti”. E si scagliano contro il decreto Sicurezza, firmato da Matteo Salvini che riforma la normativa su immigrazione e rimpatri.

La Regione Piemonte ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale e punta il dito affermando che la legge “è pericolosa e rischia di far diventare, solo in Piemonte, 5mila persone irregolari”.

Non manca l’associazione alla deportazione degli ebrei, dal momento che “proprio intorno al Giorno della Memoria” al Cara di Castelnuovo di Porto “numerosi migranti di colore, donne e bambini inclusi, già integrati nel territorio, sono stati caricati su autobus e deportati in località loro ignote”.

Per questo la regione guidata da Sergio Chiamparino chiede di cancellare le nuove norme “dal nostro diritto positivo perché mostrano le caratteristiche devastanti di un virus letale per il nostro ordine democratico”.

Ecco tutte le accuse avanzate: “Siamo la prima Regione ad aver inviato il ricorso ma presto seguiranno Umbria, Emilia Romagna, e altre. Questo atto oltre a essere discriminatorio avrà conseguenze sulla vita di tutti i cittadini.

Ad esempio, gli irregolari e i richiedenti asilo non potendo accedere al sistema sanitario, nemmeno per la prevenzione, andranno nei pronto soccorso, con evidente disagi per tutti”.

Secondo la Regione rossa ci sono ben “otto profili di incostituzionalità”. Come la “mancanza del requisito della necessità ed urgenza indispensabile per poter decretare”.

Inoltre la legge “incide in modo rilevante sulle prerogative costituzionali delle Regioni e degli Enti locali”.

La palla ora passa alla Corte Costituzionale che dovrebbe fissare una prima udienza entro un mese. Ma non è paradossale?

A cosa altro vorranno ancora appigliarsi?

Fonte: Il Giornale

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