Chiedevano mazzette e in cambio niente multe. Ma per gli agenti arriva il peggio.

Chiedevano soldi per chiudere un occhio e non fare le multe. Due agenti della polizia stradale di Colleferro, sono accusati di corruzione, concussione, truffa aggravata e falso.

Le indagini, partite dalla denuncia di un autotrasportatore, hanno evidenziato come gli agenti, S.A. 42 anni e M.E. 48, chiedevano soldi alle persone fermate per evitare pesanti sanzioni, anche se non realmente in servizio dichiarando quindi il falso.

Una condotta giudicata grave da parte della procura di Tivoli che ha seguito le indagini portate avanti dalla squadra giudiziaria della polizia stradale di Roma. In attesa del processo, stando al gip del tribunale tiburtino Mario Parisi, la carcerazione è l’unica soluzione per impedire ai due indagati di proseguire con la loro condotta.

L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip Parisi ed eseguita ieri mattina, dipinge dettagliatamente il sistema messo in piedi dai due poliziotti «una vera e propria abitudine di vita e di servizio». I due, stando alle ricostruzioni della procura «ricercavano, coglievano se non creavano ogni occasione utile per conseguire utilità indebite».

Dal quadro delineato dal Gip gli agenti avevano ormai stravolto in proprio favore il servizio che gli era stato affidato «praticando un costume esistenziale improntato alla continua e sprezzante indifferenza generale al precetto» e «alla truffa e alla menzogna sistematiche». Una serie di concussioni e corruzioni scoperte, otto mesi fa, grazie alla denuncia di una persona fermata per un controllo a San Cesareo.

Il ricatto inflitto ai trasportatori e automobilisti prevedeva il ricatto di multe e sanzioni in caso di mancato pagamento.

Commenta così il procuratore di Tivoli, Francesco Menditto: «Va sottolineata la sensibilità del cittadino che ha segnalato la concussione patita e che ha consentito al personale del compartimento di polizia stradale di Roma di acquisire preziosi elementi per la ricostruzione della verità ed evitare ulteriori condotte illecite da parte di pubblici ufficiali infedeli».

Gli agendi ora sono stati trasferiti nel carcere di Rebibbia.

Fonte: Il Messaggero

Foto credit: ecodellalunigiana