Fornero resta com’è e si va alla quota 41. Salvini però promette lo “sgambetto” finale.

La quota 100 passa oltre, ma il governo promette che nel giro di tre anni andranno in pensione 300.000 lavoratori.

Per ora sono solo promesse, ma gli elettori stanno aspettando il momento della caduta della Legge Fornero. Ora però sarà solo affiancata da qualche cambiamento e si attende il nuovo decreto.

Leggiamo Il Giornale:

Il totem Fornero non è stato abbattuto, ma resta in piedi affiancato da varie strumentazioni che consentono di anticipare il pensionamento. Vale, perciò, la pena di mettere in fila i vari escamotage cominciando dall’ultimo arrivato. «Quota 100» è costruita come sommatoria tra l’età anagrafica (62 anni minimo) e l’anzianità contributiva (38 anni).

Dal primo gennaio 2019 i nati nel 1957 che siano al lavoro continuativamente dal 1981 (o prima se vi sono discontinuità) potranno valutare la possibilità di ritirarsi. I dipendenti del settore privato dovranno aspettare tre mesi (chi matura i requisiti a gennaio dovrà attendere aprile, mentre la finestra di maggio si apre per quelli di febbraio e così via), chi lavora nelle amministrazioni pubbliche dovrà attendere sei mesi (a eccezione degli insegnanti per i quali i mesi di attesa sono otto).

Ovviamente, si percepirà una pensione più magra e per 5 anni non si potrà cumulare reddito da lavoro (oltre il tetto massimo di 5mila euro). Questo stratagemma dovrebbe consentire di spendere solo 4,7 miliardi nel 2019.

Per quanto si stia cercando di trovare la migliore soluzione resta il fatto che Lega e M5S continuano a litigare sui propri capisaldi della manovra e nessuno vuole cedere il passo. Intanto le pensioni sono quelle a rimetterci di più. Per non parlare dei lavoratori “usurati”.

Fonte: ilgiornale

Foto: termometropolitico