Immigrati hanno più lavoro degli italiani. Cosa? Ecco l’inchiesta shock che rivela verità raccapriccianti.

Gli immigrati lavorano più degli italiani, non è solo un’idea, ma bensì la realt. A dirlo un’indagine condotta dall’Ocse “Settling In 2018: Indicators of Immigrant Integration”.

Da questa indagine si evince che il tasso di occupazione degli immigrati nel nostro paese, che è al 60%, è inferiore rispetto alla media Ocse altri paesi che risulta essere al 68%, ma è addirittura superiore a quello degli italiani stessi, al 58%.

Un piccolo divario, solo del 2%, che però parla chiaro, lavorano più gli mmigrati che i nativi nel nostro bel paese e la disparità aumenta se si parla di lavori con basse qualifiche: in questo caso il tasso di occupazione è del 55%, mentre tra i nativi è del 41%.

È vero che gli italiani non vogliono più fare certi lavori, come la badante, il bracciante o l’operaio edile? In questi settori gli stranieri vanno per la maggiore: l’Italia infatti è il paese dell’Ocse con la più alta concentrazione di manodopera immigrata in particolari settori di attività economiche e in alcuni specifici gruppi professionali, tra gli uomini un immigrato su due lavora nel settore edile e manifatturiero e tra le donne immigrate una su due lavora nel settore dei servizi di assistenza alla persona.

Inoltre è anche complice il fatto che molti immigrati si accontentano di paghe inferiori rispetto a quanto generalmente è richiesto e questo emerge dal rischio povertà relativa, ovvero avere un reddito inferiore al 60% di quello che fa media: risulta del 38% e sale al 40% tra gli extra comunitari, la percentuale più alta dopo la Grecia, contro una media Ocse che è del 29%.

Anche il Ministro della Lega Gian Marco Centinaio ne parla: “Dai dati in nostro possesso risulta che circa il 30% degli occupati in agricoltura sia extracomunitario e che fortunatamente anche sempre più giovani italiani decidono di entrare nel settore agricolo, i quali hanno un tasso di scolarizzazione elevato come la laurea.

Per questo motivo ci si sta adottando politiche economiche che favoriscano l’ingresso dei giovani in questo settore, fondi per 70 milioni di euro accessibili a coloro che aprono un’azienda agricola o che subentrano ad un’azienda di famiglia, la messa in vendita di 7.700 ettari di terreni dello stato con la stima di incassare 163milioni che verranno reinvestiti sempre in politiche per il lavoro giovanile ed infine la proposta di provvedimento terra per le famiglie che hanno 3 figli”.

Infine conclude: “Siamo anche duramente impegnati nella lotta al caporalato per evitare che le aziende agricole sfruttino manodopera extracomunitaria a basso costo che inquina il mercato del lavoro a discapito di chi vuole lavorare onestamente, questo governo e la Lega in particolare ha tra i suoi obiettivi principali il contrasto del lavoro in nero e aumentare il tasso di occupazione dei nostri giovani e come Ministro dell’agricoltura sto lavorando duramente in questo senso.”

Ricordiamo: prima gli italiani.

Fonte: Il Giornale

Foto credit: noisiamofuturo