Crollo demografico in Giappone, l’Onu propone più migranti. Ma i giapponesi la zittiscono così…

Da oltre 40 anni il tasso di natalità in Giappone è in discesa, calando di circa il 30% dal 1970 a oggi. Le ultime statistiche riferiscono di una media di 1,4 bambini per donna, provocando un progressivo invecchiamento della popolazione.

Non solo, lo scorso anno il saldo demografico è stato negativo, facendo segnare un -400.000. Dati sicuramente non incoraggianti, che porterebbero ad un drastico spopolamento dell’arcipelago del paese del Sol Levante.

La proposta dell’Organizzazione delle Nazioni Uniti per risolvere il problema ricorda quella che la Ue, Soros e la Bonino avevano proposto all’Italia: cioè aumentare il numero di immigrati. Ma il Giappone, si sa, ha una politica molto stretta sull’immigrazione, e rispedisce al mittente la geniale idea dell’Onu.

Il numero di lavoratori stranieri è aumentato vertiginosamente nell’ultimo decennio, passando da 300.000 unità nel 2007 a quasi 1,3 milioni nel 2017. Ma pochissimi di questi lavoratori hanno lo status di residenti permanenti, e per scoraggiarli dal rimanere oltre i limiti del proprio permesso di soggiorno (di studio o lavorativo) non è loro consentito il ricongiungimento familiare.

Sembra che i giapponesi non vedano comunque di buon occhio con un ulteriore aumento di stranieri nel proprio Paese: un sondaggio condotto dal Pew Research Center di Washington dal 24 maggio al 19 giugno 2017, ha mostrato che il 58% degli intervistati non è favorevole a un aumento degli immigrati e il 13% preferirebbe ce ne fossero anche di meno, oltre ad uno schiacciante 71% di giapponesi che, in un differente quesito dell’indagine statistica, sostengono 65 rifugiati all’anno sia la massima soglia di accoglienza accettabile, con un 13% che vorrebbe persino diminuirla.

Il Giappone è una nazione molto omogenea, che ha a malapena idea di cosa siano i problemi che l’Europa conosce purtroppo ormai bene, dal terrorismo alle “no go areas”, e i risultati del sondaggio escono proprio nei giorni in cui il primo ministro Shinzo Abe sta spingendo per una legislazione che consenta agli immigrati di riempire i posti vacanti nei settori che sono stati più colpiti dal declino della popolazione, già a partire dalla prossima primavera, aumentando il tetto di accoglienza per i richiedenti asilo.

Al momento, le richieste che possono essere accettate sono circa 30 all’anno (ma l’anno scorso sono state 20, su 20mila domande pervenute), mentre Abe vorrebbe raddoppiare questo numero.

Certamente ci auspichiamo una soluzione a questo problema, affinché il Giappone continui ad essere quello che è stato negli ultimi decenni. Ma concordiamo con i giapponesi: l’immigrazione non è la soluzione. Piuttosto che si mettano in atto delle misure volte ad incoraggiare i nipponici ad avere più figli.

Fonte: Il Primato Nazionale

Fonte foto: Hoshino