Ennesima rivolta in un centro di accoglienza. I migranti danno fuoco all’edificio: i residenti destabilizzati.

La città di Torino è in forte tensione. Dopo la minaccia dei migranti e l’incendio del Cpr ora si chiede più vigilanza.

Si tratta del Centro di Rimpatrio, dove già la scorsa estate i migranti in attesa di essere rispediti dal paese di provenienza si sono ribellati. Questa volta, però, hanno fatto sul serio provocando seri danni.

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All’ interno del centro sono ospitati pregiudicati, per lo più per reati connessi al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. E tutti attendono che vengano completate le pratiche per l’espulsione. “Questo – continua Di Lorenzo – rende il Cpr di per sé una polveriera ma certo la carenza di personale non aiuta“.

Attualmente il Cpr di Torino è l’unico attivo nel Nord Italia. Il ministro Salvini ha annunciato, ed è previsto nel decreto Immigrazione e Sicurezza, l’apertura di nuovi centri per l’espulsione dei migranti. I numeri in fondo chiedono una svolta.

Qui a Torino la capienza è ormai prossima a superare i 200 posti – spiega Di Lorenzo – impensabile fronteggiare le esigenze connesse con lo stesso personale dell’Ufficio Immigrazione e di vigilanza all’interno del sito fermo numericamente a quando la capienza era ad un quarto“.

L’Ufficio Immigrazione chiede maggiori controlli e un alto numero di agenti per contrastare la ribellione degli immigrati. Questo non potrà avvenire in tempi brevi a causa di un numero sempre più ridotto di Forze dell’Ordine.

Per ora, infatti, delle 10mila assunzioni di cui ha parlato il Ministro dell’Interno non si potrà avere disponibilità. Intanto Torino è in una bomba ad orologeria.

Fonte: ilgiornale

Foto: cronacaqui