Il caso Riace fa scoppiare conflitti interni alla magistratura. Salvini attacca l’Anm e spiega cosa succede

Nelle settimane scorse è stato portato alla luce un sistema di accoglienza, quello di Riace, che si nutriva di illeciti su base regolare. Ricordiamo che l’indagine ha portato all’arresto ai domiciliari del sindaco Mimmo Lucano.

Un arresto che per molti ha rappresentato la giustizia fatta, smascherando un sistema insostenibile. Per altri è stata la condanna di un buon uomo che per aiutare i migranti si muoveva sul margine della legalità.

Comunque la si veda bisogna considerare che i controlli circa il sistema creato nel comune calabrese non sono iniziati con Salvini. Già il governo Gentiloni aveva odorato qualcosa che non andava, iniziando di fatto le indagini che hanno portato all’epilogo di queste settimane.

E non solo: questa questione, come sottolineato dal Ministro degli Interni Matteo Salvini, costituisce un conflitto interno all’Associazione Nazionale Magistrati. Da una parte, infatti, il pubblico ministero che ha condotto le indagini e fatto arrestare Mimmo Lucano. Dall’altra, una larga fetta della magistratura che si schiera contro il pm, in favore di Lucano e del sistema di accoglienza.

“Osservo quanto accade attorno a Riace: il sindaco è ai domiciliari e invita i giornalisti a casa come se nulla fosse, Magistratura Democratica accusa chi ha messo in dubbio il sistema di accoglienza (e quindi anche il pm), da sinistra attaccano l’inchiesta ma le verifiche del Viminale partirono col governo del Pd.

E nessuno richiama il rispetto delle regole o difende il pubblico ministero, nemmeno l’Anm! Si mettano tutti il cuore in pace: con me l’immigrazione di massa non sarà più un affare, la pacchia è finita”. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini è un fiume in piena. Non ci sta a passare come razzista. E denuncia le storture di un circolo mediatico-giudiziario che stanno attorno al caso della cittadina calabrese.

Ieri, oltre all’Anpi, anche l’Anm è scesa in campo contro di lui. “Con le vicende delle navi Aquarius e Diciotti, il nostro Paese ha simbolicamente impresso una forte accelerazione al progetto di chiudersi nelle frontiere “emotive” del rifiuto e della paura, contribuendo al processo di disgregazione dell’Europa unita basato sulla riscoperta della sovranità nazionale e la sacralizzazione dei confini, e relegando chi si trova al di fuori di questi confini ad una umanità di seconda classe”, ha spiegato in una Magistratura Democratica (la tradizionale corrente di sinistra di giudici e pm).

Che poi ha proseguito: “Il Paese ha così intrapreso un nuovo percorso che ci allontana dalla nostra identità costituzionale ed europea, fondata sul primato della persona e dei suoi diritti fondamentali. Decretando oggi la fine del modello di integrazione e di pacifica convivenza rappresentato da Riace, questo percorso prosegue verso il rifiuto dell’idea e del progetto di “comunità” che la nostra Costituzione costruisce sulla forza unificante dei principi di pari dignità, di eguaglianza e di solidarietà.

I cambiamenti irreversibili dell’identità democratica di un Paese e della sua collettività si avviano nell’assuefazione inconsapevole e silenziosa ai gesti di rottura con i suoi valori fondanti e con il vincolo sociale che nasce dalla loro condivisione. Riteniamo per questo che sia oggi un dovere di tutti far sentire la propria voce e riaffermare il forte senso di appartenenza a quel progetto di società basato sull’eguaglianza emancipatrice e sulla solidarietà fra tutti gli individui che ci ha consegnato la nostra Costituzione”.

La politicizzazione della magistratura non è certo una novità, non la si scopre oggi. Ci rendiamo però sempre più conto di come essa metta in serio pericolo il regolare corso della giustizia. E voi lettori, cosa ne pensate?

Fonte: Il Giornale

Fonte foto: FanPage