L’Ue teme Italia, Austria e Ungheria. Ecco cosa tira in ballo Juncker, assurdo

La paura fa 90 in Europa. Soprattutto all’approssimarsi delle elezioni europee del maggio prossimo. Nell’ultimo anno c’è stato l’insorgere di movimenti politici in diverse parti d’Europa, che mettono in dubbio le istituzioni europee e portano avanti i valori detti “populismo” e “sovranismo”.

Dette così, sembrano cose terribili, e così ce le fanno sembrare i media asserviti al pensiero unico. Parole che in realtà non nascondono altro che la volontà – nei governi d’Italia, Austria, Ungheria e altri paesi – di porre gli interessi dei propri cittadini al di sopra di quelli dei tecnocrati europei.

Questo evidentemente non fa piacere ai vari Juncker, Moscovici e compagnia danzante. Anzi, di più, li terrorizza. Per questo il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker – in un discorso tenuto a Vienna – ha manifestato tutta la sua perplessità e avversione, iniziando una sorta di campagna elettorale anticipata.

“Se uno stupido populismo e un ottuso nazionalismo avviano la loro marcia verso il futuro, bisogna fermarlo, e bisogna farlo quando c’è ancora il tempo per farlo”. Alla cerimonia dei cent’anni della Repubblica austriaca, Juncker ha fatto un lungo discorso a favore dell’Unione europea: “Ora che viviamo in pace dovremmo ricordarci che la democrazia, nel suo senso più nobile, ha bisogno anche che lotta, di impegno. È arrivata l’ora in cui le cose vanno risistemate. Ci sono appuntamenti storici mondiali che si possono anche mancare se non si fa niente, e anche se si pensa che si ha già tutto”.

Poi ha voluto ripercorrere i “capitoli bui” della storia del Vecchio Continente: la Grande guerra, il secondo conflitto mondiale, e in mezzo, per quel che riguarda la storia dell’Austria, “l’Anschluss”, ossia l’annessione da parte della Germania nazista nel 1938, “che fu accolta con entusiasmo”. “E non si deve dimenticare – ha, infine, spiegato – che la storia non si ripete, ma a coloro che la storia non la conoscono manca la forza di pensare al futuro e di gestire il futuro”.

Subito dopo aver parlato del “pericolo della destra” nel suo discorso a Vienna per la cerimonia dei cent’anni della Repubblica austriaca, Juncker ha fatto un mezzo passo indietro per correggere il tiro: “Io non insulto nessuno, e men che mai gli euroscettici…”.

“Anzi – ha aggiunto il presidente della Commissione europea – per gli euroscettici ho molta comprensione, ci sono molte persone che non sono contro l’Europa ma che hanno molte domande giustificate da porre, e con queste persone bisogna discutere e dibattere, scambiare argomenti: non bisogna fare finta che queste critiche non esistano”.

Ma ci vorrà ben di più di un discorsetto per fare cambiare il vento. Tanti europei sono stanchi delle politiche che stanno distruggendo l’Europa dall’interno e alle prossime elezioni lo dimostreranno, con buona pace delle alte sfere delle istituzioni continentali.

Fonte: Il Giornale

Fonte foto: Scenari Economici