La Coraggiosa Storia della Principessa Islamica che vuole fermare così il flusso di Immigrati…

Si chiama Al Reem Al Tenaiji, o meglio dovremmo chiamarla Sua Altezza Al Reem Al Tenaiji.
Viene dagli Emirati Arabi Uniti ed è una delle principesse delle monarchie saudite.
Dirige un’associazione che si batte per nobili cause.

La sua fondazione si chiama “Awakening” e secondo gli intenti, cerca di aiutare le zone più povere del pianeta. Non è l’unica, certo. Ma la sua posizione è particolare. Perché l’obiettivo è quello di “migliorare le condizioni locali delle comunità così che non abbiano più la necessità di migrare“.

Insomma un po’ come vorrebbero alcuni movimenti politici nostrani, come la Lega, cioè aiutarli sì, ma a casa loro.
Inoltre la principessa si presenta sempre senza il velo ed è molto liberale rispetto a molti islamici.

Su il Giornale leggiamo che:

Intervistata da Libero durante la sua permanenza a Milano per un intervento al Dreamers Day, la principessa ha parlato di islam e migranti. “Il nostro supporto – ha detto – non è legato ad aspetti religiosi e culturali. Forniamo gli strumenti e le risorse per far sorgere piccole attività, da risciò a macchine per cucire, da piccole cucine accessoriate a bestiame. Ma ci concentriamo anche sull’ organizzazione di seminari e attività di formazione per imparare a gestire queste piccole attività, dal marketing al servizio al cliente alle norme di igiene da rispettare”. Per farlo, la Fondazione Awakening utilizza le risorse del luogo, così da smuovere il mercato del lavoro e far girare l’economia. Anche in questo modo la principessa intende “migliorare le condizioni locali delle comunità così che non abbiano più la necessità di migrare”.

La sua posizione sull’islam, invece, è in controtendenza rispetto ad altri correligiosi e ai pensatori occidentali. Riconosce le colpe dei paesi islamici e quelle dell’Occidente, forse troppo frettoloso nel giudicare i fedeli di Allah. “Credo che il dibattito sul velo e sulla condizione della donna nell’Islam sia piuttosto piatto e banale a causa di una percezione miope”, ha detto a Libero la principessa che si presenta sempre senza velo. “E se devo essere franca, non sono stati fatti grandi sforzi da nessuna delle due parti per cambiare questo modo di vedere. Se l’islam è vissuto quasi come uno Stato e non come una religione professata da un miliardo e mezzo di persone in tutto il mondo, credo che questo stesso aspetto provochi diverse idee sbagliate. E una religione come l’islam non può essere definita in base all’abbigliamento femminile”.

Certo, in Arabia Saudita molte donne hanno la possibilità di arrivare a ruoli di vertice. Ma in gran parte del mondo islamico la donna è ancora considerata un passo indietro all’uomo. Un ritardo che per la principessa può essere colmato grazie all'”educazione”, che è “il catalizzatore di cambiamento del XXI secolo”.

Secondo molti, dovrebbero essere questi i veri islamici da aiutare, per far sì che possa avvenire un vero e proprio cambiamento là in quei luoghi.

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