Martina prova a prendere per mano il PD. Stiamo assistendo all’eutanasia dei democratici?

Il Partito Democratico è una formazione politica che sta vivendo il momento più basso non solo della propria storia, ma della storia di tutti i partiti di centrosinistra dal dopoguerra a oggi.

Per questo motivo, le stanno provando tutte per provare – se non a ripartire – quantomeno a rimanere a galla in uno scenario politico dominato da Lega e 5 Stelle e con una compagine di centrodestra che dalle scorse elezioni è cresciuta, potendo godere di oltre il 40% delle intenzioni di voto attuali.

Così il Pd, partito noto per le sue correnti spesso in conflitto fra di loro – e che riteniamo siano un elemento inscindibile dalla natura stessa dei dem – ora si ritrova a giocare la carta della disperazione, sotto la spinta unitaria di un Martina che non si è lasciato abbattere dal mezzo flop (o flop intero?) di Piazza del Popolo.

A luglio era stato incoronato «reggente» per traghettare il partito al congresso. Domenica, però, molti dei dirigenti assiepati nel retropalco di piazza del Popolo hanno avuto la sensazione che il «reggente» abbia iniziato a crederci. Quel voler chiedere alla piazza di ritrovarsi sotto un unico vessillo dell’unità, ha dimostrato la sua voglia di essere protagonista attivo della scena politica.

D’altronde non aveva voluto altri big accanto. Basta personalismi, basta prime donne: testa bassa e pedalare. Anche se è difficile pedalare, come maliziosamente ha suggerito il consigliere dei Cinque Stelle, Cosimo Ettorre, che ha definito piazza del Popolo un ricovero di malati di Alzheimer. Affronto che ha suscita le ire indignate di tanti esponenti del Pd.

Martina però guarda avanti e già pensa all’incontro in programma giovedì quando incontrerà le parti sociali per trovare un’idea di quello che potrebbe diventare il piano economico-sociale del governo ombra. Poi sarà a Genova venerdì dove presiederà la segreteria nazionale. «Dobbiamo – spiega Martina in una di lettera aperta agli iscritti – verificare la tenuta delle nostre proposte su giovani, famiglie, lotta alla povertà casa e investimenti per la crescita».

I dirigenti del Nazareno sono concentrati a trovare la quadra per le candidature al prossimo congresso. I renziani non hanno sciolto la riserva. E la loro condizione di difficoltà si riassume paradossalmente proprio nelle parole di «apertura» pronunciate da Renzi nel retropalco di piazza del Popolo in favore di telecamere e microfoni. «Chiunque sia il prossimo segretario, il partito deve essere unito nel sostenerlo». Ieri al Tg3 lo stesso segretario assicurava che le primarie ci saranno e che tutto (primarie e congresso) si consumerà prima del voto europeo.

Che il partito deve essere unito è un auspicio nemmeno troppo difficile da formulare. La questione è: ci riusciranno davvero a non distruggersi dall’interno? Oppure stanno solo vivendo un’eutanasia fino alla dissoluzione del Pd e alla creazione di un nuovo soggetto politico? Staremo a vedere, ma di sicuro i dem non si trovano in una condizione invidiabile.

Fonte: Il Giornale

Fonte foto: Lettera43