Stretta su Tria. Ora anche Salvini rompe i vincoli. E spunta la carta Savona. Cosa sta accadendo.

Si stringe l’assedio a Giovanni Tria. Adesso anche Matteo Salvini, irritato per i paletti del ministro dell’Economia sulla revisione della legge Fornero, è determinato a sforare i vincoli di bilancio.

Nella riunione convocata ieri pomeriggio con gli economisti del Carroccio, il vicepremier leghista ha messo a verbale: «Le cose che dobbiamo fare le realizzeremo. Senza se e senza ma. Tria si dimette? Vedremo. Nessuno farà gesti eclatanti per uno zero virgola, l’accordo c’è».

Così, nel pomeriggio, Di Maio ha chiamato Salvini: «Io punto al 2,4%, abbiamo molte cose da fare e vogliamo realizzarle. Tu cosa ne pensi?». La risposta del capo leghista è stato un sì: «Andiamo avanti come dici tu. Noi la riforma delle pensioni la vogliamo e non arretriamo».

Un rapporto deficit-Pil al 2,4%, significa 15 miliardi in più rispetto all’1,6% indicato dal ministro qualche giorno fa. E tutti in deficit. Roba da spread alle stelle. Tant’è, che Di Maio e Salvini hanno messo in conto le dimissioni di Tria.

Di Maio e Salvini, ancora ieri sera, però tenevano il punto. Come finirà, si vedrà oggi. Prima nel vertice tra Giuseppe Conte, Tria, Salvini e Di Maio. Poi nel Consiglio dei ministri programmato per le sei di sera. E c’è chi non esclude uno slittamento a domani mattina.

Per Tria si fa dura. C’è chi addirittura pensa alle dimissione e al rimpiazzo con Savona. Sul Colle però ostentano tranquillità, notando la serenità e la determinazione con cui si muove il professore di Tor Vergata.

Perché, come ha ricordato ieri il ministro, «bisogna stare attenti: se uno chiede troppo quello che guadagna lo perde in termini di pagamento degli interessi». SEguiremo con attenzione gli sviluppi.

Fonte: Il Messaggero

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