Lo stratega e il suo piano per creare nuovi leader cattolici. Meluzzi: “più sovranismo nella Chiesa grazie a lui”.

Sta creando forti polemiche l’iniziativa di Steve Bannon, l’ex stratega di Donald Trump e capo del movimento The Movement, organizzata in collaborazione con l’Istituto Dignitatis Humanae di Roma.

Come riporta il quotidiano Il Giornale, Bannon starebbe infatti collaborando con Benjamin Harnwell alla creazione di una serie di corsi di formazione per giovani attivisti e leader politici conservatori di estrazione cattolica, allo scopo di favorire la nascita di una corrente di pensiero populista e nazionalista all’interno della Chiesa di Roma che possa influenzare in maniera determinante le politiche della Santa Sede”.

Lo Speciale ne ha parlato con lo spsichiatra, giornalista e opinionista Alessandro Meluzzi, da sempre molto critico con la Chiesa di Papa Francesco soprattutto sui temi dell’immigrazione.

“Credo che Bannon stia portando avanti un lavoro benemerito, per certi versi speculare e di segno opposto a quello di George Soros e del gruppo dei globalisti che da mezzo secolo tengono in scacco il mondo.

Il partito cosiddetto sorosiano ha fino ad oggi ispirato e guidato tutte le politiche del mondo dem, da Obama fino ai grandi movimenti della galassia Lgbt. Ha plasmato il pensiero radical politicamente corretto con una regia unica e supportata da ingenti risorse economiche.

Poiché in natura vige il principio dell’azione e della reazione, è dunque normale che un certo movimento sovranista, anti globalista e anti radical, conservatore e molto ben radicato nella tradizione cristiana, sia essa cattolica che ortodossa o anche protestante, si metta in moto per rompere questa egemonia.

L’azione di Bannon non è soltanto benemerita, ma direi che debba essere sostenuta senza se e senza ma, perché la storia non può muoversi mai in senso univoco e unidirezionale”.

Fonte: Lo Speciale

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