Denunciati per aver fatto il saluto romano. Dopo 6 anni arriva la sentenza che spiazza tutti

Si sa che la giustizia italiana ha i suoi tempi, non certo velocissimi. E così, dopo ben sei anni arriva la sentenza per 8 persone da parte del Tribunale di Cagliari per fatti del 2012. Ed è una sentenza che farà discutere.

Si tratta di un processo a carico – inizialmente – di 12 persone. Ma quattro di loro hanno scelto il rito abbreviato, così 8 di loro hanno dovuto attendere 6 anni. L’accusa era di apologia del fascismo, per aver fatto il saluto romano.

Ciò era accaduto nel 2012 quando le dodici persone (nessuna di loro iscritta ad associazioni estremiste) avevano manifestato per ricordare i caduti della Repubblica di Salò. Ma il giudice Simone Nespoli del Tribunale di Cagliari li ha assolti tutti.

I fatti risalgono al 25 aprile di sei anni fa, quando otto militanti di destra, fra i 27 e i 65 anni (una donna è deceduta prima della sentenza) alzarono il braccio destro teso durante una manifestazione organizzata proprio nel giorno della Liberazione.

Alcuni portavano anche al braccio le effigi del Duce. Tutti compatti a ricordare chi morì per la Repubblica Sociale Italiana guidata da Mussolini e voluta dai tedeschi.

Per questa manifestazione la procura del capoluogo sardo aveva chiesto al Tribunale sei mesi di reclusione per tutti ma il verdetto della corte è stato favorevole agli imputati: tutti quanti assolti perché il fatto non sussiste.

In origine la Digos cagliaritana aveva indagato 12 persone per aver effettuato il saluto romano e per aver cantato inni nostalgici ma quattro di loro avevano preferito il rito abbreviato alla formula del dibattimento processuale. Per chi invece ha scelto di andare fino in fondo, alla fine è arrivata l’assoluzione.

La sentenza si pone in continuità con quella della cassazione che a febbraio di questo anno aveva dichiarato l’apologia di fascismo non più come un reato mancando il presupposto del pericolo reale del ritorno del fascismo. Pericolo che quando è stata scritta la costituzione era vero e quindi impedire gesti, canzoni e simboli del ventennio poteva avere un senso. Senso che oggi si fa fatica a trovare e la magistratura se n’è accorta.

Fonte: Il Giornale

Fonte foto: Adesso Basta