“Blocchiamo i nuovi arrivi”. Lo dicono gli stessi immigrati. Ecco cosa sta succedendo

“Porti chiusi”, “Stop agli sbarchi”, “Blocco navale”… chiamiamolo come vogliamo, ma prende sempre più piede il pensiero di molti, secondo cui un’immigrazione indiscriminata è insostenibile.

È stato il cavallo di battaglia della Lega in campagna elettorale (il che a ben vedere, ha pagato), è uno dei principali impegni di Salvini (i sondaggi ancora una volta gli danno ragione). Insomma i cittadini sentono l’urgenza di regolamentare il fenomeno migratorio.

Ciò non avviene solo in Italia, ma in tutta Europa. Persino in Svezia, finora considerata modello virtuoso di immigrazione, integrazione e multiculturalismo. Ma i tempi, si sa, cambiano e le cose non rimangono immutate.

Infatti il partito considerato di ultradestra, capeggiato da Jimmie Åkesson – il leader politico minacciato dall’Isis – è in crescita, sfiorando il 20% e ponendosi come potenziale ago della bilancia del futuro governo.

Ma il dato ancora più eloquente è che più dell’11% degli immigrati sostiene il partito che vuole mettere uno stop all’immigrazione. Ciò accade persino in città con il 95% di popolazione immigrata di prima o seconda generazione.

Secondo molti analisti, il motivo di questa ascesa dell’estrema destra fra gli immigrati di prima e seconda generazioni dei ghetti di Stoccolma è dovuta al fatto che questi quartieri diventa ogni giorno più invivibili. Come ha spiegato Mattias Karlsson, uno dei leader di Sd, «sono le loro macchine a bruciare, le scuole dei loro figli che si trasformano in caos».

A temere per la loro incolumità sono soprattutto i cristiani mediorientali che si sono trasferiti negli anni nelle periferie delle città svedesi. L’arrivo di nuovi immigrati, generalmente di fede musulmana, sta infatti creando un certo malcontento nella popolazione, che teme di essere di nuovo nel mirino dei gruppi estremisti. Ma ci sono anche altri immigrati che sono preoccupati proprio perché l’arrivo di nuove migliaia di persone sta devastando il modello svedese.

L’esempio più eclatante, ormai divenuto un simbolo degli immigrati contrarti ad altri immigrati, è Nima Gholam Ali Pour. Nato in Iran e arrivato in Svezia da bambino come rifugiato nel 1987, adesso è uno dei più ferrei sostenitori del blocco dell’arrivo di nuovi rifugiati. Anche lui, come altri, teme che l’arrivo di migliaia di immigrati possa rompere l’incantesimo della Svezia come patria scelta da molti nel corso degli anni“.

Dati che fanno riflettere e che devono provocare un dibattito costruttivo tra le parti politiche, piuttosto di una chiusura a priori da parte degli immigrazionisti senza se e senza ma.

Fonte: Il Giornale

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