L’Isis entra a gamba tesa nella politica europea. Ecco la terribile minaccia al candidato svedese

Abbiamo già raccontato in altri articoli di come la Svezia stia pagando lo scotto di una politica sull’immigrazione molto aperta, con un’accoglienza senza se e senza ma.

Seppure il fenomeno non sia la preoccupazione numero uno degli svedesi (più concentrati sul servizio sanitario nazionale), di certo è uno degli argomenti su cui ci si gioca la campagna elettorale. Infatti, i Democratici svedesi (non un partito di centrosinistra) – partito tacciato di populismo e con le idee molto chiare circa la chiusura delle frontiere – sono la terza forza politica del paese, potrebbe essere l’ago della bilancia e hanno il proprio cavallo di battaglia proprio nei temi dell’immigrazione.

I due principali partiti avranno bisogno dei “populisti” per governare. Il leader di questo partito, Jimmie Åkesson, ha ricevuto delle gravissime minacce da parte dell’Isis, come da lui stesso denunciato e confermato dai servizi segreti. Un’entrata a gamba tesa dei terroristi del califfato, che vogliono intromettersi nell’esito elettorale svedese. “Ritirati, altrimenti ti decapiteremo e uccideremo i tuoi figli”, questa l’atroce minaccia ricevuta.

Gli ultimi sondaggi danno i Democratici in crescita: tra il 16,3% e il 24,8: comunque una crescita notevole rispetto al 13% del 2014. Destra moderata e sinistra, che si attestano rispettivamente si attestano rispettivamente al 37% e al 40%, ben difficilmente riusciranno a conquistare la maggioranza, e Åkesson si è già detto disponibile a stringere accordi sia con gli uni che con gli altri. A una condizione: avere voce in capitolo sulla politica migratoria.

Sempre secondo i sondaggi il tema prioritario per gli elettori svedesi è lo stato del servizio sanitario nazionale mentre l’immigrazione è solo la terza preoccupazione (praticamente a pari merito con la quarta, l’ambiente), ma il tema tiene banco in tutta Europa – l’altroieri Salvini gli ha dato pubblicamente il suo sostegno.

Sul punto i Democratici svedesi hanno le idee chiare: accogliere solo richiedenti asilo provenienti dai Paesi vicini (nel caso, improbabile, di conflitti o guerre) e per il resto chiudere le porte ai profughi.

In uno degli ultimi dibattiti televisivi il socialdemocratico Stefan Löfven si è dovuto difendere per aver aperto le frontiere della Svezia a 250mila richiedenti asilo nel 2014 e nel 2015, prima di richiuderle.

Ciononostante, gli osservatori ipotizzano un nuovo governo di minoranza guidato ancora da Löfven ma con una minoranza ancora più debole di quella attuale. E non viene esclusa neppure l’ipotesi di nuove elezioni anticipate, che sarebbero le prime del Paese scandinavo dal 1958 a oggi“.

Immigrazione che molto probabilmente deciderà l’esito elettorale in Svezia. Chiaramente l’Isis teme di veder chiuso un paese privilegiato per l’arrivo di finti profughi, fra i quali si infiltrano certamente dei terroristi.

Fonte: Il Giornale

Fonte foto: El Periodico