Ritrovati 16 dei 50 migranti della Diciotti spariti da Rocca di Papa. Ecco dove erano finiti

Cresce il caos attorno alla vicenda dei migranti giunti in Italia sulla nave Diciotti. Ben 50 di loro si erano dileguati nel nulla, sparendo dal centro di Rocca di Papa dove erano ospitati.

Una situazione assurda che, in mancanza di misure di custodia, di fatto lascia liberi degli irregolari senza documenti di andare in giro per tutto lo stivale. Ed è quello che è accaduto a 50 dei migranti in questione.

Oggi però, 16 di loro sono stati ritrovati presso il presidio autonomo di Baobab Experience, a piazzale Maslax a Roma. Si tratta di un’associazione che ha organizzato un campo primo di qualsiasi autorizzazione da cui passano tanti migranti.

Così questa mattina la Digos si è presentata al presidio di piazzale Maslax di Roma, dove alcuni ospiti dell’associazione Baobab erano in coda per essere visitati dagli operatori di Medici senza frontiere, e hanno prelevato 16 ragazzi per controlli.

I giovani sono stati portato in un ufficio immigrazione. Ora lo staff legale di Baobab sta cercando di impedire che vengano riportati a Rocca di Papa.

L’associazione ammette infatti su Facebook che «donne, uomini, bambini e minori non accompagnati migranti della nave Diciotti sono passati in questi giorni dal campo informale di Baobab Experience», ma sostiene che «ancora non si sa se questi ragazzi erano effettivamente sulla nave, in quanto la polizia ha costretto a far salire sul bus le prime persone che si è trovata davanti».

Sono migranti «in transito», l’Italia non è la loro meta ma una tappa del loro viaggio verso il ricongiungimento con parenti e la speranza di una vita migliore. Scappano da guerre, dittature, terrorismo, cambiamenti climatici, fame e povertà; partono a malincuore, sapendo di dover affrontare un viaggio rischioso, fatto di violenza, privazioni, torture e spesso morte. Non abbiamo ritenuto rendere pubblica la loro sosta al nostro campo per proteggerli»“.

Un racconto dei responsabili di Baobab Experience per lo meno contraddittorio. Con la scusa della “protezione”, questi signori si permettono di stabilire come deve essere affrontato il fenomeno. E questo, in uno stato di diritto non può funzionare.

Fonte: Il Giornale

Fonte foto: Reti Solidali