L’Incoerenza delle ONG. Questa tratta i Migranti da far paura. E ci sono pure le prove

In questi giorni è stato diffuso un rapporto sui campi migranti in Libia che mette in evidenzia, secondo alcuni, tutta l’ipocrisia delle Onlus.
In primis a partire da Amnesty International.

Secondo il Giornale, addirittura Amensty International farebbe bene a ribattezzarsi “Amnesia Internazionale”.
Questo perché il documento diffuso, intitolato “Libia, un oscuro intreccio di collusione” è, sempre secondo il Giornale, frutto di una volontaria amnesia selettiva.

Infatti sulle pagine web del quotidiano “Il Giornale” leggiamo che Amnesty Internationale è:

Un’autentica patacca umanitaria realizzata documentando con certosina minuzia le condizioni degli ultimi sei mesi, ma omettendo deliberatamente qualsiasi riferimento alle situazioni, assolutamente identiche, perpetuatesi nei centri di detenzione legale e illegale dal 2014 a metà 2017. Il tutto per dimostrare che quel dramma non è la conseguenza della tratta di uomini gestita dalle organizzazioni criminali, ma bensì delle misure assunte negli ultimi sei mesi dall’Europa, e in primis dall’Italia per arginare gli sbarchi. […]

Tre anni e mezzo in cui i migranti sono stati sistematicamente imprigionati e inscatolati in prigioni e depositi per umani dove le donne venivano sistematicamente violentate e gli uomini derubati dei loro averi o costretti a lavorare come schiavi. Una situazione esattamente identica a quella odierna che però né Amnesty, né i grandi media, si prendevano la briga di documentare. Finché i migranti sbarcavano sulle nostre coste i trafficanti incassavano contanti e le navi delle Ong donazioni nessuno sbirciava dietro le quinte dello struggente esodo.

Del resto ancora oggi Amnesty si guarda bene dal fare i conti con i cadaveri e dal ricordare che oltre duemila, su 2mila e 800 migranti affogati nel Mediterraneo dall’inizio del 2017, sono morti prima di luglio ovvero prima dell’entrata in azione del nostro governo. Questo significa che l’attività di regolamentazione delle Ong e di contenimento degli sbarchi avviata da luglio ha contribuito non solo a ridimensionare l’esodo, ma anche ad evitare la consueta strage.

E Amnesty dimentica anche che questa strage è diventata impossibile soprattutto dal 2016 quando grazie all’effetto calamita giocato dalle navi delle Ong sono scomparsi tra i flutti oltre 5000 esseri umani. Ma, come dice il Giornale, probabilmente i loro cadaveri non rientrano nella categoria della «pietas» riconosciuta e documentata da Amnesty.

Chissà cosa penserà Amnesty di articoli come questo che provano a mettere luce su verità a lungo taciute.

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