Scontri in Libia. E c’è chi parla di ripercussioni per l’Italia. Quali? La bomba dell’esperto.

Gli scontri tra milizie rivali a Tripoli hanno costretto il governo di Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, a proclamare lo stato di emergenza. E tutto questo potrebbe avere dei risvolti negativi anche per l’Italia.

A dirlo Raffaele Marchetti, esperto in relazioni internazionali e docente alla Luiss di Roma, che dichiara: “La situazione si è deteriorata in questi ultimi giorni ma può ancora rientrare e stabilizzarsi”.

La crisi libica potrebbe far saltare gli accordi sui migranti, avere delle ricadute sul settore energetico e, nel peggiore degli scenari, richiedere un intervento militare sul territorio. C’è poi anche il pericolo di un ritorno dello spettro del terrorismo in quanto, sostiene il docente, “in un paese destabilizzato è facile che attecchiscano gruppi terroristici”.

“L’Italia importa parte delle risorse naturali dalla Libia. Se la situazione dovesse complicarsi anche le risorse verrebbero messe in discussione con ricadute finanziarie ed economiche sul nostro Paese.

L’Italia ha delle scorte energetiche ma, nel caso in cui la crisi libica dovesse prolungarsi, dovrebbe trovare delle fonti alternative”, sottolinea Marchetti.

Il governo italiano, riferisce una nota di palazzo Chigi, “continua a seguire con attenzione l’evolversi della situazione” in Libia e “ha già espresso pubblicamente preoccupazione nonché l’invito a cessare immediatamente le ostilità”.

Per il momento quindi è esclusa l’ipotesi di interventi militari sul territorio. Tuttavia “se la crisi libica diventasse una guerra vera e propria a livello internazionale – sostiene Marchetti, immaginando “uno scenario estremo”, “l’Italia non potrebbe tirarsi indietro ma dovrebbe partecipare” al conflitto.

Fonte: Adnkronos

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