Storia vergognosa. Italiana, povera, senza casa, nessuno l’aiuta. Nemmeno il prete: “perché non sono un migrante”.

La storia di Grazia è la storia della vergogna italiana, che però deve far riflettere quanti ancora si ostinano ad essere buonisti per gli altri e non per i propri concittadini.

L’ uomo con cui divideva la vita e l’appartamento da nove anni, è morto improvvisamente d’infarto e Grazia L., 52 anni, casalinga di Roma, in breve tempo si è trovata senza una casa: in mezzo a una strada, nel vero senso della parola.

Sulle pagine di Libero si sfoga così: «Non pensavo di finire così male. Vorrei poter lavorare, in passato facevo le pulizie nel centro di Roma per una ditta che poi ha perso l’appalto e ci ha mandato via.

Sono disposta a lavorare ancora, ma chiedo un tetto dove potere andare a stare con i miei due cagnolini, invece mi sono trovata in questa situazione, però adesso non ce la faccio più.

Qualcuno mi aiuti. Per gli stranieri che vengono in Italia si muovono in tanti e per me? Gli assistenti sociali sanno solo dirmi che devo lasciare i miei due cani se voglio una casa. Ma io non li lascio».

Grazia è diventata suo malgrado una barbona. Una serie di eventi e una certa dose di iella l’hanno ridotta in uno stato di indigenza, costretta a dormire di notte alla stazione di Ladispoli, tra tanti disperati, e a subìre anche le molestie di extracomunitari.

«Una notte ho temuto che mi succedesse qualcosa di brutto. Meno male che i miei cagnolini mi hanno svegliata e io mi sono trovata addosso quell’uomo sempre più vicino». È intervenuta la polizia: «Signora, non stia qui, non è sicuro per lei».

Si era appoggiata sotto il porticato della chiesa, ma il prete quando ha visto questa donna con due meticci e un borsone anziché accoglierla ha pensato bene di cacciarla malamente perché secondo lui «danneggiava l’ estetica della chiesa» e il sacrestano ha usato la pompa dell’ acqua per allontanarla.

Grazia non occupa immobili altrui, non va contro la legge; è stata ospite di alcune famiglie che sono state spinte da sentimenti di solidarietà vera. Ma ora bisogna fare qualcosa di concreto per questa donna. Nella speranza che le istituzioni intervengano. E crediamo di sì.

Ma ai tanti buonisti chiediamo un’attenta riflessione.

Fonte: Libero

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