La bomba sul pm che indaga Salvini: la verità su di lui da una sua vittima. Scoppia subito il caos assoluto.

L’indagine aperta contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini è l’argomento più discusso delle ultime settimane.

Sequestro di persona e altri gravi reati gli sono imputati dal procuratore di Agrigento Luigi Patronaccio.

Sul pm, però, nelle ultime ore sono spuntate voci non proprio tranquillizzanti. C’è almeno un caso in cui si può affermare che le manette siano state usate a sproposito. Si sa, può capitare che ad una sentenza segua una sconfessione da parte del Riesame o della Cassazione, ma il caso specifico è balzato alla cronaca.

Ad essere arrestato fu l’avvocato Peppe Arnone, personaggio noto in Sicilia per le sue battaglie ambientaliste e antimafia e per il suo carattere estroso. L’accusa era di estorsione e per il pm c’erano delle “robuste prove” a condannare l’avvocato.

Arnone è convinto che tutto sia riconducibile alle battaglie ai poteri forti che governerebbero la città.

Dopo i domiciliari rifiutati, torna in prigione e fa ricorso al tribunale del Riesame. Così la tesi della Procura viene totalmente stracciata.

“Una condotta così veicolata e una richiesta di denaro avanzata e soddisfatta con assegni circolari, per altro posta in essere da un avvocato penalista, non appare certo univocamente sintomatica» né del reato di estorsione e nemmeno di quello assai più blando di «esercizio arbitrario delle proprie ragioni”.

Patronaggio non si arrende e ricorre in Cassazione: ed ecco una nuova batosta per la Procura che abbandona il fascicolo in un cassetto.

Adesso Arnone ne approfitta per prendersi una rivincita. A Matteo Salvini scrive: “Io Patronaggio lo conosco bene. Se vuole, la difendo io”.

Fonte: IlGiornale

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