Salto nel buio. Il passaggio dai Benetton al colosso pubblico. Come cambia la rete. Di male in peggio?

Il salto nel buio si chiama Anas, azienda pubblica che con 6mila dipendenti gestisce 26mila chilometri di strade e autostrade.

Ma nel corso degli anni la sua reputazione si è macchiata da inchieste e accuse che vanno dalla corruzione, per le mazzette sugli appalti, al disastro colposo per crolli e incidenti.

Se la revoca ai Benetton andasse in porto, toccherebbe al colosso statale che da sette mesi è integrato con Ferrovie dello Stato, subentrare nella gestione della rete.

Una macchina che però, se si guarda allo stato del patrimonio stradale italiano, negli anni non ha brillato per efficienza.

Eppure, secondo l’amministratore delegato dell’Anas, Gianni Vittorio Armani, esite una linea di demarcazione tra il passato e il presente iniziato quando è arrivato lui alla guida del gruppo a fine 2015.

Armani dice di essersi trovato di fronte ad una situazione disastrosa: manutenzione delle strade assurda, inchieste, arresti. Una struttura in cui chi gestisce i cantieri non sa neppure dire quanti sono quelli aperti.

Il dopo, Armani l’ha tratteggiato in un’ intervista di due mesi fa, in cui ironia della sorte, prevedeva per Anas una competizione diretta proprio con concessionari come Autostrade:

“Siamo disponibili a partecipare alle gare, possiamo rendere per lo Stato più efficace riassegnazione delle autostrade». Di certo ci vorrà del tempo per recuperare il deficit, perlomeno di fiducia, accumulato in questi anni”.

Fonte: Il Giornale

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