Il retroscena sul ponte che nessuno sa. Bechis svela lo schifo nascosto di una sinistra al governo.

Il ponte progettato dall’architetto Riccardo Morandi fu considerato a rischio da chi gestiva l’infrastruttura nel 1994.

Fu la società Autostrade per l’Italia che ancora oggi gestisce la tratta, ma all’epoca era di proprietà pubblica, a lanciare l’allarme: il ponte era stato immaginato per un transito di 20 mila autovetture al giorno, e già all’epoca ne passavano più di 60 mila, il triplo di quello per cui era stato pensato.

Si stanziarono subito 40 miliardi di vecchie lire per un intervento di emergenza e fu approvato dal governo di Silvio Berlusconi. Ma arrivò un altro governo, quello di Romano Prodi e un ministro dei Trasporti sensibilissimo alle proteste liguri contro i nuovi lavori: Claudio Burlando.

Non si sa se idde personali o per salvare il governo, Burlando bloccò il passante che si stava costruendo. Alla società Autostrade non restò che bloccare i lavori e pagare le penali alle imprese che avevano iniziato inutilmente i lavori dopo avere vinto regolare gara.

Il Pd ha tenuto sempre il piede in due scarpe, fino a quando in una delle due non ha trovato i grillini, e allora è finito tutto compatto nell’altra scarpa. Ma quando era difficile insistere sulla Gronda, scese in campo anche un ex della Margherita, Alessandro Repetto, che sei anni fa provocò i suoi così incerti: «Non vorrei fare l’ uccello del malaugurio, ma il ponte Morandi crollerà, e allora tutti avremmo sulla coscienza i no di oggi alla variante…».

Purtroppo aveva ragione, ma le fronde che hanno evitato la messa in sicurezza di quel tratto di autostrada ligure sono state numerose e inattese.

Fra queste la più clamorosa nel 2009 fu quella di Ansaldo Energia del gruppo Finmeccanica, che sostenne che il progetto Gronda metteva a rischio 2.800 posti di lavoro lì perché le loro fabbriche avrebbero dovuto essere spostate da dove erano: sotto il ponte Morandi.

Fonte: Libero

Foto credit: