Crollo del ponte Morandi a Genova: caso isolato? Non esattamente. Ecco cosa si rischia

L’Italia è attonita e addolorata per il crollo del ponte Morandi a Genova. Le vittime accertate sono 35, decine i feriti. Ci sono ancora mezzi sotto le macerie, nella speranza di trovare persone ancora vive.

Una tragedia destinata a segnare questa estate 2018. È il momento del dolore e non della polemica, certo. Ma è tempo anche di chiedersi se questo è un caso isolato o se può ripetersi.

La risposta è fornita da Settimo Martinello, direttore generale di 4Emme, società incaricata della verifica e manutenzione di tantissimi ponti nel nostro paese, circa 50.000. Tra questi non figura però il ponte Morandi.

A detta dell’ispettore, tutti i viadotti costruiti in calcestruzzo, tra gli anni Cinquanta e Sessanta sono a rischio, «perché sono arrivati a fine vita, non sono eterni». Il calcestruzzo con il quale sono stati costruiti, infatti, è solamente una copertura, utile per proteggere i materiali ferrosi da acqua e dall’ossidazione.

Il problema, però, è che questo materiale «ha una sua vita utile, trascorsa la quale l’umidità passa e inizia un processo di carbonatazione, che avvia avvia l’ossidazione e provoca la corrosione». Questo è un processo lungo, che impiega 10 o 15 anni prima di compiersi e di compromettere il metallo.

Ma non è facile vedere l’ossidazione del metallo, perché «fuori sembra tutto a posto, dentro però l’armatura è sparita». Secondo le stime di Martinello, in Italia ci sono circa un milione e mezzo di ponti ma, calcolando le campate di ciascun viadotto, si arriva a un totale di tre o quattro milioni di strutture:

«Ma ne teniamo sotto monitoraggio solo 60mila». Di questi si conosce tutto, ma «degli altri quasi nulla». E infatti, ogni anno, «ne crollano una ventina solo che non fanno notizia perché non sono grandi come quello di Genova»“.

La vera grande opera necessaria, anzi urgente, è la manutenzione di tutte le infrastrutture costruiti negli anni ’50 e ’60. Perché la tragedia di oggi rischia di non rimanere un caso isolato.

Fonte: Il Giornale

Fonte foto: Repubblica