Non vogliono parlare con dipendenti donne. Ecco come la Regione Friuli risponde a questi stranieri

Da Monfalcone, in provincia di Gorizia, giunge una storia assurda. Un gruppo di stranieri si è rifiutato di parlare con le operatrici dell’agenzia regionale per il lavoro.

L’unica motivazione è semplicemente il loro essere donne. Un caso evidente di discriminazione legata al sesso. Per di più da parte di stranieri che pretendono di imporre le proprie usanze qui in Italia.

Ma l’ente della regione Friuli Venezia Giulia non ci ha pensato due volte, e in un modo cortese ma chiaro ha messo al proprio posto chi sperava di dettare legge in casa nostra.

«Qui vige la regola universale e inderogabile dell’educazione e del rispetto reciproco», così il centro per l’impiego di Monfalcone (Gorizia) risponde a tutti quegli stranieri che nelle scorse settimane si erano rifiutati di parlare con i dipendenti del centro perché donne.

Il cartello è stato appeso all’ingresso del centro su iniziativa della Regione e dell’assessore al Lavoro Alessia Rosolen. Ben visibile, così nessuno può sbagliarsi. Ma come mai si è dovuti arrivare a tanto? Perché nei giorni scorsi, alcuni stranieri si sono «rifiutati di interloquire con delle operatrici in quanto donne».

L’assessore al Lavoro continua e con fermezza dichiara: «Se la disponibilità e la professionalità degli operatori sono requisiti indispensabili, è parimenti doveroso che tutti i cittadini si comportino in modo civile e rispettoso. Se qualche retaggio culturale induce una persona a oltraggiare le donne, o a comportarsi in modo maleducato con gli operatori, ci sono due possibilità: o cambia abitudini, o cambia Paese. Qui la sopraffazione non è ammessa».

Quella del Friuli Venezia Giulia è una posizione netta, è la posizione di chi è stufo di sopportare. La Regione ha quindi annunciato che lo stesso cartello verrà affisso in tutti i centri per l’impiego del territorio, visto che a San Daniele del Friuli (Udine), si è registrato un caso di aggressione nei confronti di una dipendente“.

La speranza è che il messaggio sia chiaro e serva da deterrente per chiunque speri di imporre le proprie usanze assurde nel nostro Paese.

Fonte: Il Giornale

Fonte foto: Il Giornale