I dati ufficiali che smontano la tesi sugli “hacker russi”. I dettagli. E Salvini tuona così.

E se la storia dei 1.500 tweet contenenti fake news diffusi dai russi per sostenere Lega e Movimento 5 stelle alle ultime elezioni fosse essa stessa una fake news? , è la domanda che si è posta la rivista specializzata Wired.

Dopo aver analizzato i dati, tanti elementi non tornano. Intanto, un riepilogo: lo scorso 31 luglio su FiveThirtyEight, testata giornalistica data driven diretta da Nate Silver, è stato pubblicato un dataset contenete tre milioni di tweet.

Cinguettii provenienti da account che la stessa Twitter ha riconosciuto essere legati alla Internet Research Agency, fabbrica di troll finita al centro del Russiagate.

Wired ha isolato i tweet che, secondo i ricercatori, erano scritti in italiano. Il risultato sono 18mila su più di 3 milioni, lo 0,6%.

Non sempre, infatti, se nella colonna del database dedicata alla lingua compariva il valore “italian”, il tweet era scritto in italiano. Ce ne sono molti scritti in inglese, oltre a qualcuno in tedesco.

Altro tema, il tipo di tweet. Più di 13mila su un totale di 18mila sono retweet. Ovvero il rilancio di contenuti prodotti da altri. Oltre ai numeri, bisognerebbe guardare anche ai contenuti. Perché o la strategia dei troll è quella di twittare su ogni argomento, così da incrementare il numero di followers e diffondere al meglio le fakenews. Possibilità che si scontra però col fatto che i tre account più attivi, responsabili di 9 dei 18mila tweet italiani, abbiano tra i 60 ed i 90 followers. Oppure questa non è la smoking gun che ha portato il Pd a chiedere l’istituzione di una commissione d’inchiesta. Roba, per dire, che in Italia si è fatta per il delitto Moro.

Il punto è che scorrendo il dataset si trovano molti rilanci delle prime pagine del Corriere dello Sport e di Tuttosport. Testate che non si capisce come possano avere a che fare con la propaganda filorussa. C’è anche un tweet dedicato al trailer della settima stagione di Game of Thrones. Diversi anche i retweet di un cinguettio del giornalista di Repubblica Vittorio Zucconi, critico sulla riforma fiscale del presidente Trump. E nei confronti di ogni “fesso che l’ha votato”. Non esattamente una dichiarazione in linea con una Russia che sostiene l’attuale inquilino della Casa bianca.

Se poi si isolano i tweet che menzionano Matteo Salvini, si vede come non sono tutti favorevoli. Anche sul Movimento 5 Stelle ci sono tweet che rilanciano un articolo di Affari italiani che definisce le idee del movimento vecchie e sbagliate. Se questa è propaganda, qualcosa non quadra.

Ultimo aspetto, la tempistica. Volendo influenzare le elezioni italiane, ci si aspetterebbe che l’attività dei troll si fosse intensificata a ridosso del voto. In realtà sono appena tre i tweet presenti nel dataset pubblicati tra il 1° gennaio e il 4 marzo di quest’anno. Due dei quali proprio nel tardo pomeriggio del giorno delle elezioni.

Ecco come è stata smontata la tesi secondo cui esista una propaganda russa a favore dei movimenti populisti e sovranisti italiani. E Salvini tuona così: “Attenzione! Una rivista specializzata smonta la tesi sugli “hacker russi” di giornaloni e tigí, che su questi temi, anziché approfondire, rilanciano a pappagallo le tesi a loro più gradite (ogni riferimento alla recente cantonata “ovaiola” su “emergenza razzismo” è assolutamente voluta!). Per fortuna c’è la rete, libera e plurale, finché ce la lasceranno!
#hastatoPutin
#hastatoTrump
#hastatoSalvini”

Fonte: Wired

Foto credit: gazetadita