Ora si scopre che gli Italiani pagavano anche chi Sfrutta i Centri Accoglienza. Soldi da Pazzi!

E adesso pare pure che nei Centri di Accoglienza ospitiamo papponi e sfruttatori, persone che nei loro paesi erano membri attivi delle gang della tratta delle donne destinate alla prostituzione.
Questo è quanto emerge dalle ultime indiscrezioni.

Gli italiani quindi sarebbero costretti a pagare per persone che non solo non avrebbero diritto a stare qui, ma che addirittura si sono macchiati di crimini indicibili e gravissimi. A parlare di questo dalle colonne de “La Verità” è uno dei pezzi grossi della Caritas, Oliviero Forti.

Oliviero Forti esordisce dicendo che “nei Cas le vittime di tratta vivono accanto ai propri sfruttatori”.
E che addirittura questa sia una cosa ben nota ma alla quale “non si è riusciti a dare alternativa.”

Sì, attenzione, avete capito proprio bene.
La situazione è nota e risaputa e pure si continua a lasciare che questi individui stiano nei CAS (centri accoglienza straordinaria) pagati con soldi pubblici, e al fianco addirittura delle loro stesse vittime. Che incubo! Sembra quasi una Fake News ma purtroppo è la pura e semplice verità.

Che lo schiavo e lo schiavista condividano lo stesso tetto è veramente grave.
Ma ancora più grave è che questo abominio sia pagato con i soldi della collettività. Persone del genere dovrebbero essere quanto meno in una cella.

Invece ce li ritroviamo in Italia, a mangiare e dormire a spese della società.
Infatti è lo stesso Forti a dubitare del fatto che vittime e carnefici vivano spesso insieme. E lasciatecelo dire noi troviamo anche abbastanza assurdo che l’Italia conceda asilo a deliquenti del genere.

Ora la domanda sorge spontanea, ma tutte le femministe che in questi giorni si stanno indignando per la triste vicenda del produttore americano Weinstein, in questo caso dove sono?
Perché non fanno sentire la loro voce?

Queste e tante altre domande sono, ahinoi, destinate a restare senza risposta.

Fonte: Edizione cartacea de “La Verità”, pagina 7 (21/10/17)
Foto Credit: Il Giornale