Marcel “il clandestino” resta in Italia. I dettagli della decisione shock del sindaco leghista.

Chi l’ha detto che anche un sindaco leghista non possa essere comprensivo e schierarsi a favore di un immigrato residente in quelle zone?

E’ quello che è accaduto proprio a Marcel. Il senegalese doveva essere rimpatriato: decisivo il “no” del primo cittadino.

Ma cosa è successo? Ecco la sua storia: in Senegal ha moglie e figli, nel 2012 li lascia per andare in Francia a raggiungere il fratello e inseguire un ingaggio da calciatore, ma è troppo vecchio. Così arriva in Italia e approda in questo paesone tranquillo, orgoglio principale il risotto coi saltarel, ovvero i gamberetti del Mincio.

Per anni Marcel per lo Stato italiano è rimasto un «senza volto», non si è mai presentato a chiedere permessi di soggiorno né status di rifugiato. Quando lo hanno identificato, ha firmato per il «rimpatrio volontario». Ma ora a venire avviata per lui – senza trattamenti di favore né forzature della legge, sottolineano in questura – è la richiesta di protezione internazionale, che verrà vagliata dalla commissione a Brescia. Intanto, resta in riva al Mincio: a suonare le campane, aiutare i vecchi e mangiare i saltarel.

Il «rimpatrio volontario» che aveva accettato tempo fa, non verrà attuato il 31 luglio, come previsto. E forse non avverrà mai, dopo che l’intero paese si è mobilitato per il 41enne divenuto una presenza fissa in chiesa, in parrocchia, nelle case degli anziani.

In prima linea, proprio il sindaco di Castelberlforte, Massimiliano Gazzani che sblocca la pratica per il rilascio del permesso a Marcel Ndiaye. La spiegazione è semplice: Ndiaye si è integrato. Il suo italiano è ancora stentato. Ma per gli abitanti di Castelbelforte è un amico.

Eppure Gazzani è un leghista puro e duro, uno che sui social mette i video di Matteo Salvini e se la prende con la «pagliacciata» delle magliette rosse, la campagna di solidarietà ai migranti. In tema di famiglia, la pensa semplice: «La mamma si chiama mamma e il papà si chiama papà».

Fonte: Il Giornale

Foto credit: ilgiorno