Conto salatissimo per gli italiani. Quanto vi hanno rubato con la tassa sui rifiuti.

Gli italiani dovranno affrontare un’altra emergenza. Questa volta non si tratta dei migranti, ma della Tari, la tassa sui rifiuti.

Mentre la produzione nel Paese diminuisce, e cresce invece la quota della raccolta differenziata, le tasse pagate per il loro smaltimento continuano ad aumentare, in tutta Italia.

Costi sono sproporzionati, soprattutto se si pensa ai numerosi casi di mancanza nella gestione da parte di tantissime amministrazioni locali, da una distorta applicazione di norme e regolamenti, e dal continuo ricorso a coefficienti tariffari massimi. La Tari in 7 anni è quasi raddoppiata.

Nel 2017 è arrivata, complessivamente, a 9,3 miliardi, con un aumento del 72% rispetto al 2010, che corrisponde a un incremento di 3,9 miliardi.

In media, il 62% dei Comuni capoluogo di provincia registra una spesa superiore rispetto ai propri fabbisogni, e questa inefficienza delle amministrazioni locali costa a cittadini e imprese un miliardo l’ anno a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi comunitari di raccolta differenziata: siamo al 52% del totale, contro il 65% fissato a livello europeo.

In molti casi poi, rileva l’ osservatorio di Confcommercio, le imprese pagano costi per un servizio mai erogato (con aggravi di oltre l’ 80%), o per il mancato riconoscimento della stagionalità delle attività. Ad esempio, nel primo caso, a Roma, un distributore di carburante di 300 metri quadri paga 2.667 euro, mentre l’ importo corretto dovrebbe essere di 446 euro; nel secondo caso, un campeggio di 5mila mq nel Comune di Fiumicino paga 13.136 euro quando per i soli 5 mesi di attività dovrebbe pagarne 5.473.

“È la conferma di quanto le nostre imprese siano penalizzate da costi dei servizi pubblici che continuano a crescere in modo ingiustificato, negli ultimi sette anni la sola Tari è cresciuta di quasi 4 miliardi di euro. Bisogna applicare con più rigore il criterio dei fabbisogni e dei costi standard. Ma soprattutto è sempre più urgente una revisione del sistema che rispetti il principio europeo chi inquina paga”, ha dichiarato Patrizia Di Dio, membro della Giunta di Confcommercio con delega all’ambiente.

Fonte: Libero

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