I migranti ci tolgono il lavoro ma trovano anche questo. La Onlus che li fa sballare. E noi paghiamo.

È una vita dura, quella del migrante in Italia, pensano i buonisti e i radical chic. Ma qualcuno la deve pur fare, potrebbero rispondervi.

Allora, ecco a voi una giornata tipo, giusto per rendere meglio l’idea. Di seguito il programma giornaliero dei richiedenti asilo, ospiti del centro Sprar di Sassari “Fallu Baddà”, gestito dalla ong Gus (Gruppo di Umana Solidarietà).

Ore 8: sveglia. Ore 8.30: colazione abbondante. Ore 9: lettura dei giornali che raccontano di quanto sia bella l’ immigrazione (Repubblica sta in cima alla pila). Ore 10: escursione all’ area naturalistica.

Ore 11: allenamento con istruttori di canoa. Ore 12: prima uscita in kayak. Ore 13: pranzetto ristoratore dopo la fatica. Ore 15: pisolino. Ore 18: bighellonaggio. Ore 19: picnic per rinfrancarsi dal pisolino e dal bighellonaggio. Ore 20: musica e balli africani. Ore 21.30: pagaiata sotto le stelle. Ore 23: meritato riposo notturno.

Per smentire l’opinione secondo cui gli immigrati vengono qui a toglierci il lavoro, i responsabili del centro hanno pensato bene di destinarli ad attività sportive. Così si sono inventati dei corsi di kayak per profughi.

L’iniziativa è passata come un’occasione di integrazione, di socializzazione, e come un tentativo di coniugare esercizio fisico e rispetto dell’ambiente. Da aggiungere, tutto pagato da noi italiani.

Perché quelle attività, con la collaborazione di associazioni sportive come Kanosar e Uisp, sono rese possibili grazie agli aiuti economici che lo Stato elargisce alle cooperative per la gestione dei migranti.

Da quei famosi 35 euro, gli stessi che il Ministro dell’Interno Matteo Salvini vorrebbe tagliare fino a una venti euro. Che ve ne pare? Bella vero, la vita del migrante “italiano”? Ma, purtroppo per loro, la pacchia è finita.

Fonte: Libero

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