Torno in Africa. Cari immigrati ecco cosa vi aspetta qui. La verità che fa tremare.

Amoako Kwadwo, 19enne originario del Gambia. Che, dopo due anni a Padova, ha scelto di fare ritorno nella sua terra.

E lo annuncia con queste parole: «Voglio tornare nel mio Paese. Sono stanco, qui non ho trovato quello che cercavo, e i miei genitori in Africa hanno bisogno di me».

Dopo un lungo peregrinare nel deserto, Kwadwo ha fatto i conti con la dura esperienza del carcere libico. Infine lo sbarco a Lampedusa e l’ arrivo a Padova. Altro che “ricco Occidente”: per mesi ha sbarcato il lunario raccogliendo patate per due aziende agricole della zona, «un lavoro durissimo, e i soldi che ho visto sono stati ben pochi», ha dichiarato il ragazzo.

Il desiderio di Kwadwo è stato soddisfatto, grazie all’azione della onlus Percorso Vita, che l’ha inserito nel “Programma di rientro volontario assistito” del Ministero dell’Interno.

Grazie a fondi europei veicolati dal Viminale, il giovane ha ricevuto un contributo per il viaggio e 1.800 euro per acquistare cinque mucche, avviare un allevamento nel suo villaggio e sostenere i costi dell’ affitto della sua abitazione.

In questo caso si tratta di rimpatrio volontario: si offre ai migranti un aiuto concreto per sostenersi nei loro Paesi di provenienza. «È molto frequente che i ragazzi pensino a fare ritorno in Africa» rivela Favarin.

Nel 2018 sono stati circa 1200 i casi di rimpatrio volontario, ma secondo Favarin a ostacolare questo percorso virtuoso sono due fattori: «Dietro al progetto migratorio c’ è un grande investimento da parte delle famiglie, spesso il ritorno a casa è visto come un fallimento. Infine, se l’ Occidente non rinuncia al suo approccio neocoloniale in Africa, il problema sarà sempre presente, e i rimpatri assistiti non riusciranno a tamponare la ferita».

Fonte: Libero

Foto credit: noisiamofuturo