Scrisse a Salvini: “sparati in bocca”. Ma oggi il giudice gli prepara il benservito.

La vicenda risale al 25 aprile 2016, giorno della Liberazione. Valerio Ferrandi, 32 anni, figlio dell’ex esponente di Prima Linea Mario, scrisse un post su Facebook contro Matteo Salvini.

Dietro lo pseudonimo Frederic Dubarrè, Ferrandi riportò quanto segue: “Salvini, in nome della bellezza e dell’intelligenza, fai un gesto nobile: sparati in bocca. Ps: prima o poi verrai appeso a un lampione, ne sei consapevole?”

Secca ed immediata l’azione del leghista, che lo denunciò chiedendo un risarcimento di 20mila euro all’antagonista, noto alle forze dell’ordine di Milano.

In seguito alla denuncia presentata da Salvini a titolo personale e a nome della Lega, il 32enne è finito a processo a Milano per diffamazione e minacce.

Ma il pm di allora, Enrico Pavone, aveva chiesto l’archiviazione dell’indagine. L’istanza, però, è stata respinta da un gip che ne ordinò l’imputazione.

Oggi, martedì 17 luglio, si è tenuta la prima udienza. La Lega ha chiesto di costituirsi parte civile contro Ferrandi; il giudice Giuseppe Vanore ha bocciato l’istanza.

Ferrandi si è sfogato così all’uscita: “Il signor Salvini dovrebbe evitare le consuete provocazioni. La mia non era una minaccia ma un invito a studiare la storia per evitare che si ripeta ancora”.

Insomma, siamo al ridicolo: ora le “provocazioni” sarebbero quelle di Salvini? Il processo è stato aggiornato al 30 gennaio 2019.

Fonte: Libero

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