Oltre il danno anche la beffa. La Fornero colpisce ancora e frega due volte.

Elsa Fornero, anche se non più al governo, colpisce ancora. Questa volta nel mirino finiscono gli addetti alla pubblica istruzione.

Presidi, insegnanti e perfino bidelli rischiano di rimanere fregati dalla Riforma Fornero, come riporta il quotidiano Libero:

La Fornero infatti nel 2011 li ha costretti a lavorare per altri 7 anni perché all’epoca i docenti si potevano pensionare con “quota 96” (con un minimo di 35 anni di contributi).

L’ondata del 2018 è costituita soprattutto da nati nel 1951 che hanno raggiunto la soglia dei 66 anni e 7 mesi oppure i 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi per le donne).

Dal 2019 per lo scalino dell’età pensionabile sale a 67 anni e il rischio di allungare un altro po’ la carriera è molto alto.

Tale riforma coinvolge più di trecento mila dipendenti statali, generando un totale caos proprio in casa Inps.

Con l’assorbimento dell’Inpdap da parte dell’Istituto previdenziale, sarà quest’ultimo a valutare la correttezza delle domande e gli assegni relativi.

Il problema sorge se si valuta il fatto che l’Inpdap non era informatizzato e ora ricostruire le carriere degli interessati diventa un lavoro lungo e complicato, se non impossibile.

Foto credit: huffingtonpost