Occupazione ed economia in ripresa? Ma questi dati dimostrano che è tutto un bluff e gli italiani stanno peggio…

L’Italia è ormai da anni attanagliata da una crisi economica che pare non voler smettere. I vari governi che si sono susseguiti hanno fatto a gara per dare la colpa al governo precedente e evidenzia dei dati che gli diano il merito di una potenziale ripresa.

Ed in effetti, il governo a maggioranza PD – con Renzi prima e Gentiloni dopo – non ha lesinato dati per dimostrare che una ripresa economica è effettivamente in corse. La dimostrazione starebbe in due dati: quello sull’occupazione e quello sul reddito.

E i dati, ad una lettura superficiale sembrano in effetti positivi. Si parla del tasso di disoccupazione che è diminuito dello 0,5% e del reddito delle famiglie che è aumentato del 3,5% dal 2014 al 2016. Eppure, a voler bene vedere, questi benefici non sembrano affatto reali, anzi. La sensazione è che la situazione stia addirittura peggiorando.

Per quanto riguarda i dati sull’occupazione: “Se è vero che si riducono i numeri della disoccupazione e aumentano anche quelli dell’occupazione (+279mila unità, +1,25% sul 2016), è altrettanto vero che scendendo più nel dettaglio delle statistiche queste mostrano un quadro in chiaroscuro che non può ancora definirsi ottimista.

La crescita è infatti «circoscritta ai dipendenti (+2,2%), in circa nove casi su dieci a termine», spiega l’Istat, illustrando come la forma più gettonata di contratto sia quella a tempo determinato, di fatto la tipologia contrattuale che traina al rialzo tutti i numeri. Ma che allo stesso tempo non garantisce adeguate prospettive sul medio termine“.

Anche i dati sul reddito sono controversi, infatti “i numeri della povertà, vedono sempre più individui a rischio: almeno un italiano su quattro. Si definisce in povertà un soggetto (o un nucleo familiare) con disponibilità di reddito pari o inferiore al 60% di quello mediano. Nel 2016 tale disponibilità si attestava a 830 euro a testa, soglia sotto la quale si è collocato il 23% degli italiani, massimo storico mai registrato.

Dall’altra parte, si espande invece sempre più la quota di ricchezza detenuta dai più ricchi: se il 30% dei più poveri detiene appena l’1% della ricchezza nazionale, il 30% di quest’ultima è nelle mani del 5% della popolazione più ricca. Una sperequazione, indice del progressivo assottigliarsi della classe media, pericolosa perché fondata sull’inceppamento di quei meccanismi di redistribuzione del reddito che stanno alla base della vitalità di un sistema economico“.

Si tratta dunque di dati che, per essere compresi, devono essere letti ed osservati nella loro interezza. Chiaramente il governo in carica li sbandiera per dimostrare una presunta ripresa che, di fatto, non esiste.

Fonte: Il Primato Nazionale, Il Primato Nazionale

Fonte foto: Il Foglio